Le nomination agli Emmy 2016 annunciate oggi da Anthony Anderson e Lauren Graham avranno sicuramente diviso pubblico e critica, perchè si sa, quando si tratta di premi, tifo e votazioni, ciascuno di noi ha i propri beniamini e qualcuno da supportare e per forza c'è chi resta deluso. Possiamo però dire che sono le nomination più equilibrate e corrette degli ultimi anni, in grado di bilanciare cable, broadcast e streaming.
Nomination che testimoniano un piccolo, parziale declino della HBO, scesa sotto le 100 nomination fermandosi a 96 (di cui ben 23 arrivano da Game of Thrones) contro le 126 dello scorso anno. Un declino esemplificato dal fallimento di Vinyl cancellato dopo una stagione non esaltante nonostante i nomi coinvolti e la lunga lavorazione e non in grado di ottenere nemmeno una nomination in vista della premiazione del prossimo 18 settembre. Considerando che tra due anni Game of Thrones potrebbe non esserci più è arrivato il momento per il canale di correre ai ripari.
Se c'è un canale che ha lavorato bene dal punto di vista, anche, diplomatico è FX che cresce a 56 nomination dalle 38 dello scorso anno e ottiene il successo di portare dopo 4 anni in nomination The Americans compresi i suoi due attori protagonisti: la loro assenza negli ultimi anni gridava vendetta e finalmente è stata ottenuta. Oltre ad incassare le ovvie nomination per American Horror Story e American Crime Story e Fargo. Aumenta il suo peso specifico anche Netflix che arriva a 54 soprattutto grazie ad House of Cards e Bloodline di cui sono molto amati dai giudici gli attori, mentre snobbato il mondo Marvel così come è stata dimentica Orange is The New Black il cui giusto spostamento tra i drama ha penalizzato cast e show. Probabilmente ci vorrà ancora qualche anno perchè i membri della giuria possano superare il pregiudizio verso i superpoteri, basta guardare quanto è ancora forte quella verso gli zombie di The Walking Dead, nonostante almeno il cast si meritasse un riconoscimento, ma anche quanto ci è voluto per far entrare Game of Thrones tra i nominati.
Non riescono a far breccia nel cuore dei giurati nemmeno Showtime e AMC, il cui apporto al mondo Emmy si limita a i consolidati Homeland, Ray Donovan e Better Call Saul, con The Affair di cui è amata solo Maura Tierney e William H. Macy per Shameless.
Grande esclusa Penny Dreadful e la sua maestosa regina Eva Green costantemente e inspiegabilmente ignorata dagli Emmy. Evidentemente i giurati non devono amare gli horror o le atmosfere un pò troppo cupe visto che anche Bates Motel è stata ignorata. Soprattutto non aver inserito Vera Famiga e Freddie Highmore nell'anno della loro migliore interpretazione in una stagione complessa e stratificata, è un peccato che prima o poi i giurati dovranno espiare.
Non sono le uniche esclusioni che fanno rumore. Personalmente trovo molto sorprendente il mancato inserimento di The Leftovers se non era possibile inserirlo tra i Best drama, almeno un posticino per Justin Theroux andava trovato, anche perchè vale lo stesso discorso fatto per Eva Green: se non li inserisci per questi ruoli quando potranno mai sperare di ottenere una nomination? Altri due assenti spiccano particolarmente: Paul Giamatti e Daniel Lewis mattatori di Billions, uno confronto/scontro tra titani inspiegabilmente ignorato dai membri dell'Accademy. Il sospetto che non abbiano voluto dare troppi riconoscimenti a Showtime (o che il canale non sia riuscito a promuovere al meglio i propri prodotti) inizia a farsi strada.
L'assenza di The Good Wife e di Julianna Marguiles desta meno stupore di quanto dovrebbe. Sebbene tutti l'avremmo inserita in quanto stagione conclusiva, bisogna riconoscere che non è stata l'annata migliore della serie e l'inserimento di Carrie Preston e Michael J. Fox come guest star è stata la decisione più corretta. Allo stesso modo potrà aver sorpreso i fan ma l'assenza di The Big Bang Theory e del suo cast è giusta considerando la stagione appena conclusa e la decisione di premiare una comicità più variegata inserendo Master of None, Black-ish, Silicon Valley, Unbreakable Kimmy Schimdt e Grace and Frankie è decisamente più apprezzabile (anche se sarebbe dovuta uscire dai nominati anche Modern Family).
Grande sorpresa è l'ingresso tra i nominati di Constance Zimmer per UnReal, che avrebbe meritato una categoria a parte o un premio alla carriera come Miglior Str0nza della tv, come riescono a lei questi ruoli probabilmente a nessun altro. Se bisognava riconoscere qualcosa a UnReal e a Lifetime probabilmente inserire il suo nome era l'unica scelta possibile.
I media americani, infine, sottolineano come questo sia l'anno della diversità tra attori di origine indiana e l'alto numero di nominati afro americani come Cuba Gooding Jr per American Crime Story o Viola Davis per How To Get Away With Murder e Taraji P. Henson per Empire, Anthony Anderson e Tracee Ellis Ross per Black-ish, ma anche Kerry Washington per il film tv di HBO Confirmation. Insomma dopo anni di critiche l'accademy si è aperta anche a i non bianchi.
Dopo queste prime opinioni sulle nomination appena rivelate è già tempo di preparare le magliette e i post sui social per sostenere i propri show preferiti, in attesa delle premiazioni del 18 settembre con la cerimonia che sarà presentata da Jimmy Kimmel e trasmessa dalla ABC.
Articolo di Riccardo Cristilli da ww.tvblog.it
domenica 11 settembre 2016
Penny Dreadful - Primo Capitolo
Frankenstein, Dorian Gray, Lupi Mannari, Vampiri, Veggenti...
Tutti in un boccone. Indigesto, ho pensato. Vade Retro. Poi, casualmente, ho visto una puntata in notturna. E, non dico che mi sia ribaltata o che mi sia cascata la mandibola sulle ginocchia, ma il palato dei miei occhi ha esclamato:"Ancòra!"
Ci sono alcui verbi che non userò mai (shippare) e altri che userò poco: recuperare. Non si recupera nulla. Ho sfogliato puntate a caso, poi, ho deciso di mettere ordine.
Che sia una produzione sontuosa (e, quindi, anche costosa) salta agli occhi anche senza informazioni specifiche. Cast a parte, effetti speciali a parte. Il diavolo è nei dettagli, ma lo sono anche gusto, eleganza, e sontuosità, per l'appunto. Non c'è esibizionismo (tié, e fai vedé che abbondiamo! cit.), ma neanche una evidente urgenza di risparmiare. Il che, alla lunga, avrà condannato la serie alla chiusura anticipata. Non mi berrò mai la storia: Era già tutto previsto! Con un budget dimezzato, avrebbero allungato il brodo per altre 6-7 stagioni, come minimo. Sarebbero spuntati il fratello scemo di Frankenstein, la cognata ottantenne di Dorian Gray, una lupa mannara pentita persa per un lontano parente di Ethan, e una sorella-clone di Vanessa, pronta a rilevare la corona di protagonista in caso di defezione della suddetta. Con gli avanzi avrebbero creato perdibilissimi spin-off. Scampato pericolo. Tre stagioni. Perfetto così.
Consiglio per chi non lo avesse mai seguito: Guardate uno dopo l'altro i primi due episodi. Il primo non spazza via i dubbi.
Dunque, Londra fine '800. Ambientazione suggestiva ma pericolosa perché abusata, logorata.
Piena Rivoluzione Industriale, fumi e veleni che mangiano viva la città, l'aristocrazia delle armi che sfiorisce in favore dei borghesotti rampanti che si comprano e/o ottengono titoli grazie a commerci spregiudicati; guerre in giro per il mondo per sostenere i suddetti commerci spregiudicati. Un inesauribile fiume di nuova energia scorre sotto il putridume, le nuove scienze e conoscenze ammaliano e spaventano. Il controllo della propria vita, già esiguo, sembra sfuggire ad ogni respiro, a dispetto di opportunità mai conosciute prima. La piccola borghesia, precariato della nuova classe sociale, vive sul filo di un rasoio: basta una malattia, la morte di un datore di lavoro, un incidente di percorso negli ingranaggi di una piccola impresa per perdere tutto. La prigione per debiti, l'ospedale, la morte. L'Educazione non è più appannaggio di pochi privilegiati. Anche i ricchi borghesi assumono governanti e precettori francesi o tedeschi per i loro apatici rampolli, che perfezionano gli studi in costosissime scuole private; i piccolo-borghesi fanno del loro meglio, ospitando zitelle istruite ma povere, o accontentandosi di una didattica domestica affidata a volenterosi esponenti del clero. Gli Inglesi non hanno mai avuto un Wagner o un Verdi (vabbé, si sono rifatti in seguito: dagli anni '60 del secolo scorso in poi, la musica è inglese), neanche a parlare di un Rembrandt, di un Raffaello, ma sanno raccontare e amano ascoltare o leggere i racconti. Tecnicamente, il Romanzo è stato inventato dai Francesi, ma fu subito oscurato, mentre attecchì e fiorì in Gran Bretagna. Nel periodo di cui parliamo, la letturatura non era più confinata nelle biblioteche dei nobili e dei ricchi, imbalsamata in preziose edizioni, ma viaggiava anche nei modesti quartieri residenziali, quelli in bilico tra gli splendori di nuove ricchezze e una miseria per cui non bastano gli aggettivi. Charles Dickens fu il primo a spezzettarsi in economiche dispense, a imparare l'arte di lasciare il lettore ingolosito alla fine di un capitolo, in ansiosa attesa diel successivo. E giravano, di mano in mano anche libretti, fogli e fogliacci. Alcuni raccontavano a tinte fosche e rosso-sangue i più truculenti fatti di cronaca - e il materiale abbondava! - e le storie vere diventavano leggende, si nutrivano di vecchie leggende. E poi i più o meno rozzi racconti di pura fantasia, pugni nella pancia, grondanti sangue, popolati di fantasmi e di strani ibridi, di delitti misteriosi. Distoglievano i più derelitti dall'orrore reale in cui vivevano, davano un piacevole brivido ai borghesucci annidati accanto al caminetto nelle loro rassicuranti poltrone.
"Penny Dreadful" cita nel titolo questa letteratura, ma, in realtà, non la rispecchia. E' più vicina all'insoddisfazione di chi si sentiva perso e stritolato dal pragmatismo spietato dei nuovi ricchi e dal cinismo dei vecchi conservatori come dai falsi idoli della Scienza legata alle conquiste industriali. E allora sognava viaggi esotici in terre lontane, dove i cattivi sono ben riconoscibili, ma hanno bellissime figlie da salvare, oscure e terribili divinità a cui sacrificare vite e preziosi papiri di cui non conoscono il significato nascosto né il valore. Un'altra, più sottile forma di Colonialismo e di Razzismo, direi. Ma i viaggi non hanno per destinazione solo terre esotiche abitate da orribili indigeni. Si scende a tentoni, con poca delicatezza, nelle oscurità più spaventose che si annidano sotto la perfetta e levigata corazza del conformismo anglosassone. Oscurità tanto più spaventose in quanto sconosciute. E allora il gelido, bellissimo orrore segreto di Dorian Gray, il Male assoluto avvolto nel pastrano del buon dottor Jekyll, gli esperimenti mostruosi nelle cantine e nei solai sbarrati del geniale Frankenstein. E l'incarnazione estrema della lotta tra il Bene e il Male, tra la Fede (non necessariamente religiosa) e la Disperazione, l'orrore del Vuoto.
Lo so, è tanto, è troppo, e, come i piccolo-borghesi eternamente in bilico tra un radioso avvenire ed una orrenda miseria, la serie è perennemente sull'orlo del grottesco involontario, ma non cade. Vacilla, ma non cade.
Mab's Copyright
Tutti in un boccone. Indigesto, ho pensato. Vade Retro. Poi, casualmente, ho visto una puntata in notturna. E, non dico che mi sia ribaltata o che mi sia cascata la mandibola sulle ginocchia, ma il palato dei miei occhi ha esclamato:"Ancòra!"
Ci sono alcui verbi che non userò mai (shippare) e altri che userò poco: recuperare. Non si recupera nulla. Ho sfogliato puntate a caso, poi, ho deciso di mettere ordine.
Che sia una produzione sontuosa (e, quindi, anche costosa) salta agli occhi anche senza informazioni specifiche. Cast a parte, effetti speciali a parte. Il diavolo è nei dettagli, ma lo sono anche gusto, eleganza, e sontuosità, per l'appunto. Non c'è esibizionismo (tié, e fai vedé che abbondiamo! cit.), ma neanche una evidente urgenza di risparmiare. Il che, alla lunga, avrà condannato la serie alla chiusura anticipata. Non mi berrò mai la storia: Era già tutto previsto! Con un budget dimezzato, avrebbero allungato il brodo per altre 6-7 stagioni, come minimo. Sarebbero spuntati il fratello scemo di Frankenstein, la cognata ottantenne di Dorian Gray, una lupa mannara pentita persa per un lontano parente di Ethan, e una sorella-clone di Vanessa, pronta a rilevare la corona di protagonista in caso di defezione della suddetta. Con gli avanzi avrebbero creato perdibilissimi spin-off. Scampato pericolo. Tre stagioni. Perfetto così.
Consiglio per chi non lo avesse mai seguito: Guardate uno dopo l'altro i primi due episodi. Il primo non spazza via i dubbi.
Dunque, Londra fine '800. Ambientazione suggestiva ma pericolosa perché abusata, logorata.
Piena Rivoluzione Industriale, fumi e veleni che mangiano viva la città, l'aristocrazia delle armi che sfiorisce in favore dei borghesotti rampanti che si comprano e/o ottengono titoli grazie a commerci spregiudicati; guerre in giro per il mondo per sostenere i suddetti commerci spregiudicati. Un inesauribile fiume di nuova energia scorre sotto il putridume, le nuove scienze e conoscenze ammaliano e spaventano. Il controllo della propria vita, già esiguo, sembra sfuggire ad ogni respiro, a dispetto di opportunità mai conosciute prima. La piccola borghesia, precariato della nuova classe sociale, vive sul filo di un rasoio: basta una malattia, la morte di un datore di lavoro, un incidente di percorso negli ingranaggi di una piccola impresa per perdere tutto. La prigione per debiti, l'ospedale, la morte. L'Educazione non è più appannaggio di pochi privilegiati. Anche i ricchi borghesi assumono governanti e precettori francesi o tedeschi per i loro apatici rampolli, che perfezionano gli studi in costosissime scuole private; i piccolo-borghesi fanno del loro meglio, ospitando zitelle istruite ma povere, o accontentandosi di una didattica domestica affidata a volenterosi esponenti del clero. Gli Inglesi non hanno mai avuto un Wagner o un Verdi (vabbé, si sono rifatti in seguito: dagli anni '60 del secolo scorso in poi, la musica è inglese), neanche a parlare di un Rembrandt, di un Raffaello, ma sanno raccontare e amano ascoltare o leggere i racconti. Tecnicamente, il Romanzo è stato inventato dai Francesi, ma fu subito oscurato, mentre attecchì e fiorì in Gran Bretagna. Nel periodo di cui parliamo, la letturatura non era più confinata nelle biblioteche dei nobili e dei ricchi, imbalsamata in preziose edizioni, ma viaggiava anche nei modesti quartieri residenziali, quelli in bilico tra gli splendori di nuove ricchezze e una miseria per cui non bastano gli aggettivi. Charles Dickens fu il primo a spezzettarsi in economiche dispense, a imparare l'arte di lasciare il lettore ingolosito alla fine di un capitolo, in ansiosa attesa diel successivo. E giravano, di mano in mano anche libretti, fogli e fogliacci. Alcuni raccontavano a tinte fosche e rosso-sangue i più truculenti fatti di cronaca - e il materiale abbondava! - e le storie vere diventavano leggende, si nutrivano di vecchie leggende. E poi i più o meno rozzi racconti di pura fantasia, pugni nella pancia, grondanti sangue, popolati di fantasmi e di strani ibridi, di delitti misteriosi. Distoglievano i più derelitti dall'orrore reale in cui vivevano, davano un piacevole brivido ai borghesucci annidati accanto al caminetto nelle loro rassicuranti poltrone.
"Penny Dreadful" cita nel titolo questa letteratura, ma, in realtà, non la rispecchia. E' più vicina all'insoddisfazione di chi si sentiva perso e stritolato dal pragmatismo spietato dei nuovi ricchi e dal cinismo dei vecchi conservatori come dai falsi idoli della Scienza legata alle conquiste industriali. E allora sognava viaggi esotici in terre lontane, dove i cattivi sono ben riconoscibili, ma hanno bellissime figlie da salvare, oscure e terribili divinità a cui sacrificare vite e preziosi papiri di cui non conoscono il significato nascosto né il valore. Un'altra, più sottile forma di Colonialismo e di Razzismo, direi. Ma i viaggi non hanno per destinazione solo terre esotiche abitate da orribili indigeni. Si scende a tentoni, con poca delicatezza, nelle oscurità più spaventose che si annidano sotto la perfetta e levigata corazza del conformismo anglosassone. Oscurità tanto più spaventose in quanto sconosciute. E allora il gelido, bellissimo orrore segreto di Dorian Gray, il Male assoluto avvolto nel pastrano del buon dottor Jekyll, gli esperimenti mostruosi nelle cantine e nei solai sbarrati del geniale Frankenstein. E l'incarnazione estrema della lotta tra il Bene e il Male, tra la Fede (non necessariamente religiosa) e la Disperazione, l'orrore del Vuoto.
Lo so, è tanto, è troppo, e, come i piccolo-borghesi eternamente in bilico tra un radioso avvenire ed una orrenda miseria, la serie è perennemente sull'orlo del grottesco involontario, ma non cade. Vacilla, ma non cade.
Mab's Copyright
Etichette:
Bevitori di Assenzio,
Io,
Penny Dreadful,
Segnalazioni,
Serie Tv
lunedì 5 settembre 2016
domenica 4 settembre 2016
CIAK: "The Young Pope" in Tre Domande
Paolo Sorrentino porta sul piccolo schermo un Papa pieno di contraddizioni ma non inverosimile Sono state presentate oggi alla mostra del Cinema le prime due puntate di The Young Pope, la serie realizzata da Paolo Sorrentino con Jude Law nelle vesti di un giovane papa pieno di contraddizioni. Dopo la proiezione solo un timido applauso, ma c’è anche chi parla già di capolavoro. Potrete farvi la vostra opinioni a partire dal 21 ottobre, quando la serie sarà trasmessa su Sky Atlantic.
Ma che reazioni si aspetta Sorrentino dal Vaticano?
Paolo Sorrentino: È un problema del vaticano, non mio, ma non è nemmeno un problema in realtà. Se avranno la pazienza di vederlo fino in fondo capiranno che non è una provocazione e non nasce da nessun pregiudizio o intolleranza. È un lavoro che indaga con onestà e curiosità, fin dove può, le contraddizioni e le difficoltà della Chiesa e anche il fascino del clero, dei preti, delle suore e di un prete un po’ diverso da tutti gli altri, che è il Papa. Il Papa che abbiamo trattato nella serie è diametralmente opposto a quello attuale, perché credo che sia verosimile che dopo un Papa come Francesco, così liberale, ne possa arrivare uno più conservatore. Credo sia abbastanza illusorio credere che la Chiesa abbia avviato un cammino verso la liberalità. Il nostro Papa non è inverosimile, credo che in un futuro non troppo lontano potrebbe accadere che venga scelta una persona del genere.
Come è stato per Sorrentino passare dalla scrittura cinematografica a quella televisiva?
L’ho scritta insieme a Grulli, Grisoni e Contarello, è difficile ma eccitante, si ha la possibilità di approfondire molto i personaggi e concedersi delle digressioni che il cinema tende a censurare per questioni di tempo. Ho dovuto tener conto molto di più di una tenuta narrativa. Qui c’è molta più storia e ho provato anche a trasferire certe sintesi che si fanno nel cinema. Ma di fatto io considero questa serie un lungo film di dieci ore. Ha anche aiutato che ho potuto fare questo lavoro con tutta la libertà e con tutto il budget di cui avevo bisogno.
Com’è stato per Jude Law interpretare un Pontefice?
Sono stato felice di aver avuto un ruolo così stratificato, il copione mi aveva molto emozionato, era simile al lavoro di Paolo che già conoscevo, adoro il suo linguaggio visivo, era bello essere un colore sulla sua tavolozza. Poi ero entusiasta dall’opportunità di portare sullo schermo un personaggio che ha così tante contraddizioni. Solo dopo mi sono reso conto che dovevo essere un Papa e non sapevo che lavoro fare per dare un certo peso, una credibilità a questo ruolo, ma Paolo mi ha sempre ricordato che stavamo parlando di un uomo. In più quando si è un uomo con un ruolo pubblico c’è sempre il problema di chi si vuole essere per il pubblico e di come si è nel privato, e da attore queste sono dinamiche che mi sono familiari.
di Maria Laura Ramello
www.ciakmagazine.it
sabato 3 settembre 2016
Suits, Sherlock, Penny Dreadful. Hanno in Comune Solo Me.
Non sono mai in sincro con le programmazioni delle serie tv. E' capitato, poi, non ho voluto esserlo. A volte, si parte entusiasti, curiosi. Arriva una malefica seconda stagione che ti fa rintanare, guaendo, nell'Angolo del Castigo. Oppure, al contrario, sghignazzi preventivamente, e poi ti genufletti nell'Angolo del Rimorso. In entrambi i casi, non essendo una spettatrice/consumatrice onnivora né compulsiva, non ho mai avvertito la necessità di sbraitare insulti per esprimere il mio profondo disgusto, o caramellarmi in orgasmi multipli in qualche fanpage. Mi hanno tentato i Blog, ovviamente quelli in cui ho "sfogliato" recensioni scritte in buon Italiano e con discreto uso di neuroni, ma, poi, ho rinculato davanti al tono di certi commenti. Vade retro. Ci sarà qualcuno che ama risfogliare (come si fa con un libro che si è amato) storie non in diretta streaming, o, persino, racconti che hanno già scritto la parola Fine. Perché no? Quando gli umori sono decantati e il cervello si dà una rinfrescata, o quando si è in crisi nostalgica (chiamasi anche astinenza) non è male condvidere per un attimo - agrodolce - le impressioni di chi si accosta al tuo tesorrrro per la prima volta, o vuol giocare a "facciamo finta che sia la prima volta".
Mab
p.s.
Come è facile notare, non sono onnivora, ma neanche snob.
Mab
Sherlock
Penny Dreadful
Suits
p.s.
Come è facile notare, non sono onnivora, ma neanche snob.
mercoledì 13 luglio 2016
Woody Allen: "Nati con la schiavitù, ora ne paghiamo il prezzo", da la Repubblica
Il regista parla degli incidenti razziali: "Negli Usa si vive di pregiudizi ormai da centinaia di anni"
di SILVIA BIZIO
NEW YORK. "I terribili incidenti razziali che l’America sta vivendo in quest’ultima settimana non dovrebbero purtroppo sorprenderci", dice Woody Allen, 80 anni, incontrato nella sua amata New York per parlare del film Café Society, in uscita negli Stati Uniti dopo la sua premiere a Cannes. "Il problema degli Stati Uniti, adesso e nel passato, è che questo è il prezzo che il paese paga per aver messo le sue fondamenta sulla schiavitù, per la complicità nel rapire la gente dall’Africa, portarla qui, renderla schiava, senza nessun programma per il loro benessere. Siamo un Paese che è vissuto di pregiudizi razziali per intere generazioni. Cosa ci si aspetta da un paese nato così male? Quando succedono queste brutte cose, questi incidenti razziali, da bianchi nei confronti dei neri, e da parte dei neri che ora rispondono in modo violento, cosa ti aspetti da un paese che ritualmente è stato insensibile per centinaia di anni? È il prezzo che gli Stati Uniti dovranno pagare fino a quando quell’antipatia così profondamente radicata tra una razza e l’altra sarà finalmente smussata e la gente non la sentirà più".
La legge non è dunque servita a molto...
"No, perché una cosa è fare delle leggi per integrare la società, ma se la popolazione non lo sente e ancora odi l’altra persona, quelle leggi non significano molto. E così restiamo un paese diviso nonostante leggi che cercano di migliorare la situazione. E ne paghiamo il prezzo".
Pensa che leggi più restrittive sul possesso di armi possano aiutare?
"Le leggi sulle armi, ovunque nel mondo, sono abbastanza ridicole. Negli Stati Uniti abbiamo delle leggi terribili sulle armi. La mia impressione è che potrebbero aiutare un pochino, ma non sono davvero la risposta. Io sono completamente contro le armi, non credo ci dovrebbe essere nessuna arma se non in modo estremamente limitato e controllato per chi va a caccia, per sport. Ma anche se elimini tutte le armi, fino a quando non affronteremo gli altri veri problemi, quelli delle persone, avremo ancora una società che è guidata dall’odio razziale, dall’ineguaglianza economica e dalla povertà, avremo comunque terribili sofferenze. Le armi sono solo una parte, e una parte assai sciocca, appunto perché le leggi sulle armi che abbiamo in questo paese fanno ridere".
Si sperava che la presenza di un presidente afroamericano come Obama alla Casa Bianca potesse cambiare qualcosa.
"Una singola persona non può cambiare questa situazione, è un problema che richiede un’enorme mole di lavoro per tanta gente, è così intrinseco al tessuto di questo paese, da centinaia di anni, che è molto difficile da risolvere. Ci vuole uno sforzo comune e concentrato da parte di tutti, un singolo presidente non ce la può fare".
Sta seguendo queste elezioni, vede speranze?
"Non sui problemi razziali che stiamo attraversando. Ciò detto non ho mai fatto misteri del fatto che io sia un grande sostenitore di Hillary Clinton, sono democratico geneticamente, lo sono sempre stato, ho contribuito alla campagna democratica".
Pensa che vincerà?
"Ne sono sicuro. Ho conosciuto Donald Trump, era nel mio film Celebrity, ed era stato anche bravo! Ogni tanto lo incrocio in qualche ristorante o evento ed è sempre cordiale e piacevole, ma non penso abbia nessuna chance di diventare presidente. Non si preoccupi, non c’è bisogno che nessuno si trasferisca in Nuova Zelanda o in Canada! Hillary vincerà, credo sia qualificata e brava, mi piace molto anche se non l’ho mai incontrata. Me lo dicono gli istinti e il senso comune. In America la gente sa che Donald Trump, con tutte le sue teatralità e il suo essere cosi’ flamboyant, non potrebbe mai essere un buon presidente. E sento che la gente istintivamente lo sa e voterà di conseguenza. Certo è una strana campagna elettorale, il partito repubblicano è da anni in uno stato pietoso, ma anche questo strano anno elettorale passerà e ne avremo solo un vago ricordo. E Donald Trump continuerà ad essere soggetto di barzellette e scenette in televisione".
Come spiega il fascino sulla gente di uno come lui?
"Come dicevo c’è molta sofferenza in questo paese, e non solo fra i neri. E lui è un candidato che dice cose che la gente vuole sentirsi dire, anche se poi non va a controllare. Hanno fatto un sondaggio in Inghilterra e tanti di quelli che hanno intervistato hanno confessato di non avere idea su cosa votavano: hanno votato per uscire dall’Unione Europea e non sapevano nemmeno cosa fosse l’Unione Europea! Negli Stati Uniti è lo stesso: la gente non sa, è troppo preoccupata di svegliarsi al mattino e di ritrovarsi senza lavoro, o con un figlio cocainomane, non ha tempo... Così un candidato arriva — e se non fosse stato Trump sarebbe stato Cruz, o Rubio — e gli dice, “non ti preoccupare, ci penso io” e la gente ci crede. Non ha tempo di controllare o capire cosa voglia dire. Non va in profondità. È più facile pensare “sono stato licenziato perché il mio posto di lavoro è andato in Messico o in Cina”. Sono letture superficiali, ed è quello che succede. Per fortuna penso che la maggioranza non la pensi così. Dopo tutto nella nostra storia i nostri presidenti per la maggior parte sono stati decenti. Alcuni hanno fatto cilecca, ma per di più sono stati buoni. E lo sarà anche Hillary".
www.repubblica.it
di SILVIA BIZIO
NEW YORK. "I terribili incidenti razziali che l’America sta vivendo in quest’ultima settimana non dovrebbero purtroppo sorprenderci", dice Woody Allen, 80 anni, incontrato nella sua amata New York per parlare del film Café Society, in uscita negli Stati Uniti dopo la sua premiere a Cannes. "Il problema degli Stati Uniti, adesso e nel passato, è che questo è il prezzo che il paese paga per aver messo le sue fondamenta sulla schiavitù, per la complicità nel rapire la gente dall’Africa, portarla qui, renderla schiava, senza nessun programma per il loro benessere. Siamo un Paese che è vissuto di pregiudizi razziali per intere generazioni. Cosa ci si aspetta da un paese nato così male? Quando succedono queste brutte cose, questi incidenti razziali, da bianchi nei confronti dei neri, e da parte dei neri che ora rispondono in modo violento, cosa ti aspetti da un paese che ritualmente è stato insensibile per centinaia di anni? È il prezzo che gli Stati Uniti dovranno pagare fino a quando quell’antipatia così profondamente radicata tra una razza e l’altra sarà finalmente smussata e la gente non la sentirà più".
La legge non è dunque servita a molto...
"No, perché una cosa è fare delle leggi per integrare la società, ma se la popolazione non lo sente e ancora odi l’altra persona, quelle leggi non significano molto. E così restiamo un paese diviso nonostante leggi che cercano di migliorare la situazione. E ne paghiamo il prezzo".
Pensa che leggi più restrittive sul possesso di armi possano aiutare?
"Le leggi sulle armi, ovunque nel mondo, sono abbastanza ridicole. Negli Stati Uniti abbiamo delle leggi terribili sulle armi. La mia impressione è che potrebbero aiutare un pochino, ma non sono davvero la risposta. Io sono completamente contro le armi, non credo ci dovrebbe essere nessuna arma se non in modo estremamente limitato e controllato per chi va a caccia, per sport. Ma anche se elimini tutte le armi, fino a quando non affronteremo gli altri veri problemi, quelli delle persone, avremo ancora una società che è guidata dall’odio razziale, dall’ineguaglianza economica e dalla povertà, avremo comunque terribili sofferenze. Le armi sono solo una parte, e una parte assai sciocca, appunto perché le leggi sulle armi che abbiamo in questo paese fanno ridere".
Si sperava che la presenza di un presidente afroamericano come Obama alla Casa Bianca potesse cambiare qualcosa.
"Una singola persona non può cambiare questa situazione, è un problema che richiede un’enorme mole di lavoro per tanta gente, è così intrinseco al tessuto di questo paese, da centinaia di anni, che è molto difficile da risolvere. Ci vuole uno sforzo comune e concentrato da parte di tutti, un singolo presidente non ce la può fare".
Sta seguendo queste elezioni, vede speranze?
"Non sui problemi razziali che stiamo attraversando. Ciò detto non ho mai fatto misteri del fatto che io sia un grande sostenitore di Hillary Clinton, sono democratico geneticamente, lo sono sempre stato, ho contribuito alla campagna democratica".
Pensa che vincerà?
"Ne sono sicuro. Ho conosciuto Donald Trump, era nel mio film Celebrity, ed era stato anche bravo! Ogni tanto lo incrocio in qualche ristorante o evento ed è sempre cordiale e piacevole, ma non penso abbia nessuna chance di diventare presidente. Non si preoccupi, non c’è bisogno che nessuno si trasferisca in Nuova Zelanda o in Canada! Hillary vincerà, credo sia qualificata e brava, mi piace molto anche se non l’ho mai incontrata. Me lo dicono gli istinti e il senso comune. In America la gente sa che Donald Trump, con tutte le sue teatralità e il suo essere cosi’ flamboyant, non potrebbe mai essere un buon presidente. E sento che la gente istintivamente lo sa e voterà di conseguenza. Certo è una strana campagna elettorale, il partito repubblicano è da anni in uno stato pietoso, ma anche questo strano anno elettorale passerà e ne avremo solo un vago ricordo. E Donald Trump continuerà ad essere soggetto di barzellette e scenette in televisione".
Come spiega il fascino sulla gente di uno come lui?
"Come dicevo c’è molta sofferenza in questo paese, e non solo fra i neri. E lui è un candidato che dice cose che la gente vuole sentirsi dire, anche se poi non va a controllare. Hanno fatto un sondaggio in Inghilterra e tanti di quelli che hanno intervistato hanno confessato di non avere idea su cosa votavano: hanno votato per uscire dall’Unione Europea e non sapevano nemmeno cosa fosse l’Unione Europea! Negli Stati Uniti è lo stesso: la gente non sa, è troppo preoccupata di svegliarsi al mattino e di ritrovarsi senza lavoro, o con un figlio cocainomane, non ha tempo... Così un candidato arriva — e se non fosse stato Trump sarebbe stato Cruz, o Rubio — e gli dice, “non ti preoccupare, ci penso io” e la gente ci crede. Non ha tempo di controllare o capire cosa voglia dire. Non va in profondità. È più facile pensare “sono stato licenziato perché il mio posto di lavoro è andato in Messico o in Cina”. Sono letture superficiali, ed è quello che succede. Per fortuna penso che la maggioranza non la pensi così. Dopo tutto nella nostra storia i nostri presidenti per la maggior parte sono stati decenti. Alcuni hanno fatto cilecca, ma per di più sono stati buoni. E lo sarà anche Hillary".
www.repubblica.it
sabato 23 gennaio 2016
L'Insopportabile Bellezza dell'Essere
Iscriviti a:
Post (Atom)