mercoledì 20 agosto 2014

Frances Farmer: la Vera "Storia Vera" - Quarta Parte

Fu in quel periodo, nei primi anni '40, che incominciò a bere duro - come ricorderà poi.
È molto probabile, inoltre, che già dagli inizi della sua esperienza cinematografica fosse dipendente dalle amfetamine. Soltanto negli anni '70 vennero scoperti e resi noti i pesanti effetti collaterali derivanti da un uso incauto di benzedrina (il nome con cui l'amfetamina era commercializzata): poteva provocare sintomi molto simili a quelli osservati nei pazienti affetti da schizofrenia.
A quei tempi. l'uso era perfettamente legale. E di facile accesso. I medici delle attrici, modelle, e delle signore dell'high society la consigliavano caldamente come inibitore degli stimoli della fame.
Certo, non solo attrici e modelle erano ossessionate dal peso.
"Non si è mai né troppo magre né troppo ricche" era un motto già in voga a quell'epoca. Non l'hanno inventato gli sceneggiatori di "Sex & the City".
Fino all'ingresso trionfale del business della chirurgia plastica, molari sani venivano estratti per scavare le guance ed evidenziare gli zigomi; le ultime costole, le "fluttuanti", venivano resecate per permettere l'uso di quelle splendide cinture-bustini di vernice....
Questa follia era incominciato molto prima della meteora-Frances e continuerà per anni e anni dopo di lei.
Non sapremo mai se fosse affetta da una qualche turba mentale o se sia stata vittima dell'uso e dell'abuso di alcol e benzedrina.
Nell'ottobre del '42, (tempo di guerra), fu fermata da un poliziotto perché guidava con gli abbaglianti accesi in una zona in cui non era consentito.
Reagì, si infuriò (il poliziotto riferì che gli aveva gridato:"Mi hai scocciato!") ed il fermo venne trasformato in arresto per guida senza patente ed in stato di ebbrezza, e per la mancata osservanza della restrizione sull'uso degli abbaglianti.


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Fu condannata a 180 giorni di prigione, ( ma la pena fu sospesa), e ad un'ammenda di 250 dollari. Ne pagò subito la metà, impegnandosi a versare il resto entro breve tempo.
Una produzione indipendente le aveva offerto un ruolo in un film di serie b. Accettò e partì per il Messico dove si svolgevano le riprese.
Abbandonò il set dopo un paio di settimane e tornò a casa: i parenti l'avevano sloggiata dal bungalow in affitto e piazzata in un albergo. Ufficialmente perché a corto di soldi.

Nel gennaio del '43, ottenne una parte in un'altra produzione a basso costo. Il primo giorno di lavorazione, schiaffeggiò un parrucchiere che cadde malamente slogandosi la mascella. Fu denunciata e saltò fuori la multa che non aveva mai finito di pagare, nonché la violazione della libertà vigilata.
Andarono a prelevarla in albergo il mattino dopo. The Seattle Times riportò le circostanze dell'arresto.
Giornalisti e fotografi non videro la splendida attrice dall'aria spirituale e raffinata: Frances aveva gli occhi pesti ed iniettati di sangue, recava tutte le evidenti tracce di una sbronza colossale e di un dopo-sbronza devastante.
Durante l'udienza in tribunale, tenne un comportamento sfrontato e provocatorio. Al giudice che le chiedeva se avesse mai bevuto alcol dopo il primo arresto, rispose: "Tutto quello che sono riuscita a bere, e ne avrei bevuto anche di più ! E mi sarei fatta tutta la benzedrina che mi fosse capitata a tiro!"
L'udienza si concluse con una rissa.
Frances fu trasportata fuori di peso, e, mentre veniva trascinata via, urlò: "Non avete mai avuto il cuore spezzato?"


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Quelle foto girarono per tutto il Paese. Anche a Seattle delle piogge.
Mammina, in un primo tempo, disse che si trattava di una trovata pubblicitaria per il lancio di un nuovo film, una specie di esperimento-verità per il ruolo in preparazione.
Poi disse che Frances era preda di un grave esaurimento nervoso a causa dei ruoli di "puttana" che la costringevano a sostenere.
Infine, addossò ogni responsabilità all'Internazionale Comunista.
Nessuno internò lei.

Frances trascorse solo una notte in cella. L'indomani, pare su intervento di un noto psichiatra, Thomas H. Leonard, contattato dalla famiglia, e con l'interessata mediazione di Ruth Farmer, moglie di suo fratello Wes, nonché vice-sceriffo della contea di Los Angeles, venne trasferita nel reparto psichiatrico del Los Angeles General Hospital.
Il dottor Leonard riferì alla stampa che la sua famosa paziente soffriva di "una psicosi maniaco-depressiva" che lui leggeva come sintomo precursore di "una sicura demenza senile precoce", diagnosi che, più tardi, verrà definita "un'assurdità incomprensibile".
La stampa, per parte sua, sintetizzò la brillante diagnosi in "squilibrio mentale". Punto.
Qualche giorno più tardi, Frances viene trasferita nella clinica per divi del cinema La Crescenta, in San Fernando Valley.
Ha così inizio il suo calvario da istituzionalizzata, che, fra alterne vicende e qualche breve pausa, durerà 7 anni.
In ospedale, fu confermata la diagnosi di sindrome "maniaco-depressiva", ma  gli psichiatri che l'ebbero in cura mostrarono una generosa fantasia diagnostica: offrirono, in alternativa, una diagnosi di "schizofrenia con delirio paranoide", senza escludere una semplice depressione.
Molte idee e completamente confuse. Grottesco, divertente se non avessero dato sfogo ai loro autonomi deliri sulla pellaccia di un essere umano, di una donna in carne, ossa e neuroni!

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Né la terapia cui fu sottoposta rende meno grave la loro sadica ignoranza.
Fra l'altro, la "curarono" con lo shock insulinico, terapia inventata a Vienna nel '22 dallo psichiatra Manfred Sakel. Le praticavano una overdose di insulina che procurava forti convulsioni e coma. L'idea di base era che il cervello, sottoposto ad un trauma così violento, "ripartisse" , ripristinando una normale funzionalità.
Quando questa orrida terapia verrà dichiarata illegale, le motivazioni furono che essa non soltanto era inutile, crudele e pericolosa, ma altamente nociva: "una brutale tortura psichiatrica che toglie al corpo la sensibilità e provoca danni cerebrali estesi".
Frances denunciò che questo trattamento le aveva procurato, oltre a stordimento e confusione mentale, nausea, forti dolori fisici ed un profondo stato di prostrazione.
"Si rese conto che gli psichiatri stavano distruggendo sistematicamente l'unica àncora di salvezza della sua vita: la fiducia nella propria creatività".
Per andarle incontro, e nonostante il suo organismo reagisse negativamente alla "cura", le inflissero altri 90 shock insulinici. In 7 mesi.
Infine, dopo ripetute fughe della figlia e le sue continue denunce, e, forse, timorosa della pubblica opinione, mammina si preoccupò e insistette perché la dimettessero.
Tornarono insieme a Seattle nel settembre del '43.
Apro una parentesi.
Il giornalista Jeffrey Kauffman, critico del biografo ufficiale e, più in generale, seguace della corrente di pensiero "seattliana" che preferisce leggere la storia di Frances come una leggenda metropolitana - corrente di cui parlerò in seguito - tende a scaricare parecchie responsabilità dalle spalle della madre di Frances per addossarle al fratello Wes ed alla cognata vice-sceriffo Ruth.
Pare che, dopo il primo arresto, quando, presumibilmente spaventata e
disorientata, Frances trovò rassicurante persino l'idea di tornare a "casa", l'iniziativa di farle ritrovare i propri effetti personali in una camera d'albergo sia stata proprio di Ruth, che, in quell'occasione, distrusse le bozze dell'autobiografia a cui Frances aveva incominciato a lavorare ( "Avevo paura che finisse in mani sbagliate", si giustificherà in seguito). Abbiamo visto il suo ruolo nel primo ricovero, anche se le risparmiò la prigione. Peccato che la decisione fra le due alternative, galera/manicomio, non sia stata lasciata alla stessa Frances.
Personalmente, avendo letto nei dettagli le prove alla base delle ipotesi, non escludo nulla. Perché Lillian e Ruth non possono aver agito in perfetto accordo, esponendosi una volta l'una, una volta l'altra, secondo l'opportunità o la necessità del momento?
Torniamo a Seattle.
Affidata alla madre, fra  brevi tentativi di fuga, la sua situazione, più che la sua condizione, degenerò.

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Il loro rapporto giunse ad un punto di non ritorno.
"Fin dai primi giorni, dopo la clinica, non facemmo che lottare, litigare, minacciarci a vicenda, urlarci contro, finché non fummo che due donne che si guardavano attraverso il tavolo di una cucina piccola e in disordine: due nemiche stanche di fingere".
Mammina, però, aveva l'arma segreta. Lo scontro era impari.
Nel marzo del '44, senza dir nulla a Frances, chiese che venisse nuovamente istituzionalizzata, (interessante rilevare che la indicò con il nome del marito, anzi, dell'ex-marito)
Nel corso di un'audizione presso la Commissione Sanitaria della contea, due psichiatri dichiararono Frances Farmer ufficialmente "pazza".
I chiari sintomi:
"Agitazione, delusioni, e paranoia".
Ipotizzarono che l'infelice esperienza coniugale (sappiamo quanto poco avessero contato quei mesi di matrimonio per lei!) l'avesse predisposta al crollo mentale.
E Frances, questa volta, finì davvero nella "fossa dei serpenti": fu internata nel Western State Hospital for the Insane di Steilacoom, non lontano da Seattle.

(continua)

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giovedì 14 agosto 2014

Frances Farmer: La Vera "Storia Vera" - Terza Parte

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Sull'onda del successo di "Come and Get it", e a distanza di un anno e mezzo dalla burrascosa partenza, tornò trionfalmente a casetta!... Serre di fiori all'aeroporto, folla assiepata ai lati della strada percorsa regalmente dalla limousine che riportava "Frances la Bolscevica".
Lei si sottopose al rito delle foto con i genitori, con gli studenti di Arte Drammatica della facoltà di Washington, la sua università..
All'Olympic Hotel si offrì alla crema della società locale nel corso di un lussuoso ricevimento in suo onore. A capo di una folta delegazione di pezzi grossi, il governatore dello stato di Washington in persona si recò a tributare il doveroso omaggio alla loro Cinderella girl!... Ancòra fumavano le torce con cui avevano acceso un rogo tutto per lei e per la sua "possessione bolscevica"... ancòra tuonavano le parole: "Se i nostri giovani finiranno all'inferno, non c'è dubbio che alla loro testa ci sarà Frances Farmer!”.
Ma Frances simulò un attacco di diplomatica amnesia. Grati, i suoi conterranei accennarono fulmineamente al famigerato viaggio, ansiosi di concentrarsi sulle sue presenti glorie e di brillare di luce riflessa.
Intanto, e qui i pareri sono discordi, la crescente fama di carattere difficile ed umorale, accompagnata da dichiarazioni a denti stretti di colleghi estenuati ed esasperati dalla comune esperienza lavorativa, lasciava presagire le future tempeste. Semplicemente, Frances ancòra non poteva permettersi la nomea di partner problematica e capricciosa, e, quindi, inaffidabile: dopo il fulmineo trionfo di Come and Get it, secondo contratto, aveva girato altri tre film nei primi sei mesi del '37, ma quella magia non si ripetè, né allora, né mai più.
La luna di miele con la Paramount era finita. La stessa Frances aveva aperto gli occhi e non era più la ragazzina raggiante di gratitudine per la mancetta settimanale.


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Presto, la stampa specializzata incominciò a chiedersi quanto la Farmer sarebbe durata, se la scommessa più brillante degli Studios si sarebbe trasformata o no nella più pericolosa delle delusioni. E, se le insinuazioni sulle sue intemperanze si fossero rivelate fondate, quanto avrebbe retto la pazienza della Paramount senza la compensazione di nuovi successi?
Frances, dal canto suo, non aveva mai dimenticato il teatro.
(Apro parentesi: siamo lontani anni-luce da certe dichiarazioni di attori nostrani, tristanzuoli e recalcitranti pensionandi forzati del cinema, che se ne escono con dichiarazioni in serie - e per la serie:"Il teatro è stato il mio primo, grande vero amore"!!!)
Chiese un congedo alla Paramount, e si recò sulla Costa Orientale dove partecipò con grande successo a due lavori teatrali. Ovviamente, con il Group Theater.
Al termine della stagione, le fu proposto di entrare a pieno titolo nella Compagnia e di interpretare Golden Boy, un lavoro di Clifford Odets.
La prima fu un incredibile successo, seguita da 250 repliche a Broadway.
La fortuna di Golden Boy non accennava a diminuire, e Frances riportò un autentico trionfo personale. A ventiquattro anni, aveva ottenuto tutto ciò che aveva sognato disperatamente, ragazzina, nei lontani giorni di Seattle.Tuttavia... tuttavia, già durante le prove, si era innamorata di Odets ed aveva una relazione con lui.


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La relazione con Odets fu altalenante e tempestosa, passionale e coinvolgente. Finì con uno stitico bigliettino del "cavaliere dalla scintillante armatura":
"Mia moglie ritorna oggi dall'Europa. Credo che la cosa migliore sia non rivederci mai più".
Uno dei soliti Vermi - avrebbe detto Audrey Hepburn in "Colazione da Tiffany".
Dovette affrontare anche una fastidiosa grana legale: un ex-agente a caccia di soldi. Frances vinse la causa, ma la coincidenza temporale fu devastante.
Intanto, proseguiva con successo la tournée di Golden Boy. Apparentemente, lo squallido esito della relazione con Odets non aveva avuto ripercussioni sulla sua collaborazione con il Group Theater.
Ma, alla vigilia della partenza per Londra, prima tappa del tour europeo, fu liquidata senza tanti complimenti.
Forse, Odets il "verme" non c'entrava nulla... Forse, il fatto che i genitori della sua sostituta finanziassero la tournée europea non c'entrava nulla... Perché malignare?
Nonostante tutto, Frances, nel '39, partecipò ad altre due produzioni del Group Theater:
"Quiet City" di Irwin Shaw e "Thunder Rock" di Robert Ardrey.
Due fiaschi.
Le fu offerta una parte in "Fifth Column"di Ernest Hemingway. Il regista, Lee Strasberg, tentò di arginare la sua deriva, ma Frances aveva già passato il confine e dovettero sostituirla con un'altra attrice.
Frances ritornò a Hollywood, ma il suo momento era passato e non sarebbe mai più ritornato.
Tra il '40 ed il '41 girò sei film. Produzioni a basso costo. Qualità scadente. Pietosamente "dimenticabili".

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Nel '42, ricoprì un ruolo secondario in "Son of Fury", filmazzo con Tyrone Power. La protagonista femminile era Gene Tierney, forse una delle più belle ed enigmatiche attrici di sempre. Anche lei, come Frances, finì nella "fossa dei serpenti", anche lei conobbe il girone infernale dei trattamenti speciali, dei bagni ghiacciati e degli elettro-shock.

(continua)

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Lauren & Bogie

domenica 10 agosto 2014

Frances Farmer: La Vera "Storia Vera" - Seconda Parte

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Mamminacara, incancrenita in un fanatico anti-Comunismo, non perdeva occasione per testimoniare il proprio zelante odio. Anche (e soprattutto) quando l'occasione fu la stessa Frances. Proclamò che la figlia era stata corrotta da insegnanti estremisti, e, al "Seattle Post-Intelligencer", confermò la propria dedizione alla Causa. Dedizione estrema:
"Se dovrò sacrificare mia figlia al Comunismo, spero, almeno, che le altre madri riescano a salvare le proprie ragazze dagli estremisti della Scuola Pubblica!".
Anche le autorità laiche si espressero con durezza, bollando il famigerato viaggio come un'operazione di propaganda dei Bolscevichi.
Frances espresse il suo rammarico per la feroce riprovazione materna e per la generale indignazione di cui era oggetto. In un articolo intitolato: Perché vado in Russia, pubblicato dal Seattle Times, affermò che il Comunismo non c'entrava nulla con la sua decisione di partire; spiegò che il viaggio nell'inferno bolscevico non rappresentava per lei che una chance per la sua futura carriera, ed era quanto di meglio potesse capitarle:  l'irripetibile opportunità di frequentare uno dei dieci maggiori Centri Teatrali del mondo. Più tardi, nella sua autobiografia, confermerà che quel viaggio, all'epoca, non era stato che un gradino nella scalata alla sua vera, agognata mèta: New York.



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Partì nel marzo del '35. In tasca, venti dollari, dono del padre. Il viaggio-premio prevedeva una tappa a New York. Grazie alla sua insegnante di Seattle, entrò in contatto con il Group Theater, un Centro Teatrale di idee progressiste di cui faceva parte un giovane drammaturgo, Clifford Odets.
Di ritorno da Mosca, incassò il rimborso del biglietto d'autobus che l'avrebbe riportata fra le braccia di Lillian e di Seattle, si fermò a New York, affittò una stanza ed incominciò la maratona dei provini.
Poche settimane più tardi, si ritrovò con un agente, una sceneggiatura, e l'offerta per un contratto con la Paramount. Nelle sue memorie, ammise senz'altro che proprio lo scandalo suscitato dal famoso viaggio in Russia aveva attirato su di lei l'interesse degli Studios.
Certo, la sua ostinazione (=testardaggine, per i detrattori), il suo ostentato disinteresse per il giudizio altrui, il coraggio e la consapevolezza delle proprie qualità e delle poche chances a disposizione per sfruttarle degnamente giocarono un ruolo rilevante in questa svolta decisiva della sua vita, ma è innegabile che si verificò anche una catena di eventi, di azioni e reazioni, al di fuori del suo controllo, che la sospinsero in un'ascesa irresistibile, risparmiandole mortificanti, estenuanti gavette.
"Ho visto il mondo - scrisse ai genitori - e, adesso, sono pronta a lasciarvi la mia impronta".


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Così per Frances iniziò una nuova vita: era sotto contratto con la Paramount!
Guadagnava 100 dollari la settimana, una somma che le pareva generosa.
La sua autentica passione, la sua formazione, le sue ambizioni erano ancòra completamente dedicate al teatro. Secondo lei, qualsiasi passo in un'altra direzione non serviva che a spianarle la strada verso una solida carriera teatrale.
Intanto, non si sottrasse ad alcuno dei suoi obblighi contrattuali, espliciti o meno.
Accettò di essere sottoposta ad esperimenti di trucco e parrucco... accettò di venire trasformata, manipolata fisicamente... permise che le depilassero completamente le sopracciglia.
Docile ed attenta, studiava assiduamente dizione, recitazione e portamento con i coach che gli Studios le avevano messo alle costole per completare il suo addestramento.
Accettò tutti gli estenuanti (e banalissimi: le tipiche foto da starlet) servizi fotografici che la Paramount le impose.


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Rifiutò recisamente, invece, di cambiar nome e non adattò mai il look personale, quello quotidiano e privato, alle pretese di chi le stava cucendo addosso un'immagine in cui non si riconosceva.
Nel 1936, sposò un giovane attore, anche lui sotto contratto con la Paramount, destinato a diventare, dopo una gloriosa sfilza di ruoli opachi da opaco comprimario, la star di serie b di una popolare serie televisiva degli anni '70, High Chaparral, (in Italia, Ai Confini dell'Arizona).





Si chiamò Wycliffe Anderson.... poi William Anderson, poi Glenn Erickson, ed infine, Leif Erickson.
Il matrimonio, un colpo di testa senza neanche la magia dei colpi di testa, durò un anno soltanto, (il successivo matrimonio dell'anonimo consorte durò un mese, quindi, non credo affatto al prematuro decesso coniugale imputabile alla umorale sposina).
Tempo dopo, Frances  affermò che non si era certo sposata spinta da una passione irresistibile e che nella sua testa era sempre rimasta Frances Farmer, "non Mrs. William Anderson... men che meno Mrs. Leif Erickson!"


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      "Rhythm on the Range"del'36, con Bing Crosby

In quello stesso anno, Frances girò ben quattro film, ma quello che attirò su di lei l'attenzione di critica e pubblico fu: Come and Get It, regia di Howard Hawks, in cui Frances interpretava due ruoli, una cantante di cabaret e la sua ingenua figliuola.
Hawks, che pare l'avesse scelta personalmente per il doppio ruolo, opponendosi agli Studios che volevano Miriam Hopkins, dichiarò che Frances era la migliore attrice con cui avesse mai lavorato e la temuta, potentissima, velenosissima Louella Parsons si caramellò nella famosa predizione sulla futura, nuova Garbo.
In Italiano, Come and Get It fu intitolato "Ambizione".

Da "il Morandini":
"La vita, la scalata al successo e gli amori di un industriale della carta tra le foreste del Wisconsin verso la fine dell'Ottocento. Rinuncia alla donna amata della cui figlia s'innamora trent'anni dopo e ha per rivale il figlio. Da un romanzo (1934) di Edna Ferber, sceneggiato da Jules Furthman e Jane Murfin. Supervisionato e diretto in gran parte da Hawks in assenza del dispotico produttore Samuel Goldwyn in ospedale, ne fu licenziato insieme con l'operatore Gregg Toland e sostituito con William Wyler (e Rudolph Maté) cui si attribuisce almeno l'ultima mezz'ora. Le potenti immagini del disboscamento sono dell'aiuto Richard Rosson. La polemica ecologica e anticapitalistica della Ferber nel suo melodrammatico romanzo sociale, tipico dell'era roosveltiana, è smorzata nel film, l'unico in cui Hawks si cimenta direttamente con la politica. Irrisolto, greve, un po' verboso, ma apprezzabile nel disegno dei personaggi (W. Brennan ebbe l'Oscar di non protagonista), anche in quello di F.Farmer che canta in modo struggente 'Aura Lee', poi rilanciata da Elvis Presley come Love Me Tender". 

(continua)

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lunedì 4 agosto 2014

Frances Farmer : La Vera "Storia Vera"- Prima Parte

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La “nuova Greta Garbo”.

Certi vizietti che accompagnano il lancio di un personaggio-prodotto non hanno età... magari, a differenza delle vicende promozionali riguardanti squallidi personaggini nostrani, nel caso di Frances Farmer era la banalità del marketing a risultare particolarmente stridente e totalmente inadeguata rispetto alla personalità del “prodotto”.

Ho visto un paio di suoi film nel “porto delle nebbie” di Fuori Orario. L'impressione che ne ho ricavato, da semplice spettatrice-ingurgita-film, l'avvicina, semmai, ad una Carol Lombard (l'amatissima moglie di Clark Gable morta nel corso della seconda guerra mondiale) molto più bella dell'originale. Quanto all'ironia dissacrante della signora Gable, alle famose bestemmie da facchino ed alle ricorrenti bevute da scaricatore... mi pare proprio che anche Frances non appartenesse al tipo di donna che oggi si definirebbe “genere Barbie”.



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Carol Lombard

 Non so se nacque in una “notte buia e tempestosa” carica di presagi foschi e di atmosfere dickensiane. So che nacque il 19 settembre del 1913 a Seattle delle eterne piogge, stato di Washington.

Il padre, Ernest Melvin Farmer, era un avvocato, a sua volta figlio di un giudice di contea del Minnesota. Si era stabilito a Seattle ai primi del secolo ed aveva sposato nel 1906 Lillian Van Ornum, una donna fresca di divorzio e già madre di un ragazzo. Come spesso accade, i due coniugi erano totalmente diversi... Lui - secondo coloro che lo conobbero personalmente - era mite, gentile, ma debole ed irresoluto.
Lillian, al contrario, era una donna forte, determinata ad essere una protagonista. Idee precise ed estreme portate avanti in modo estremo. Durante la Grande Guerra  aveva avuto il suo quarto d'ora di celebrità, a livello di cronaca nazionale, ottenendo, grazie a numerosi incroci, una gallina bianca, rossa e blu, per sostituire l'aquila, emblema degli Stati Uniti (... e anche dell'odiato Nemico crucco).
Fu anche sostenitrice del Movimento Femminista, ma, ben presto, tutte le sue furenti energie si coagularono in un granitico anti-Comunismo.
Il divorzio non sorprese nessuno, immagino.
Il colpo di grazia fu il declino economico della famiglia, un vero e proprio declassamento simbolizzato dal trasloco in un modesto bungalow in affitto (qui mi ritorna in mente Dickens, in modo meno irrazionale). Lui tornava regolarmente in visita  ogni settimana...

La terzogenita, Frances, aveva preso certamente alcuni aspetti del carattere materno. Inizialmente meno evidente, o solo mascherata, la debolezza paterna affiorerà più tardi.
All'epoca del divorzio e del dissesto economico era un'adolescente. Pare fosse piuttosto solitaria, accanita lettrice, precoce intelligenza, precoce in tutto. Doveva già dimostrare un notevole e poliedrico talento se l'ambiziosa madre, nonostante le difficoltà economiche, le procurò lezioni di piano e di recitazione.

A 14 anni debuttò con la sorella Edith in una recita parrocchiale. Si disse che la sua presenza scenica, qualcosa di molto simile al carisma, fosse già indiscutibile. Il “Seattle Daily Times” pubblicò una foto del memorabile evento.


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Frances e la sorella Edith

Così, in una sorta di curiosa simbiosi, i rapporti di Frances sia con la madre Lillian che con Seattle sono ancora accettabili in questi anni della prima adolescenza.
Certamente, quella brillante, ruvida, testarda ragazzina era un corpo estraneo nella cerchia famigliare così come nella plumbea comunità cittadina, tuttavia, la sua deflagrante personalità ed i suoi molti talenti, titillandone la riluttante vanità, le assicuravano una simil-approvazione.

Al liceo, la sua attività era addirittura febbrile, come si può notare da questo annuario scolastico del '27.

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Frequentava sia il corso di recitazione che quello di retorica, collaborava con il giornale scolastico e con la rivista letteraria (scriveva poesie e racconti).
Né trascurava lo sport: faceva parte della squadra di volley e di quella di basket.

Nel 1931, partecipò ad un concorso letterario sponsorizzato dalla rivista The Scholastic e vinse un premio (cento dollari ) con un breve saggio dal titolo "Dio è Morto ". Naturalmente, lo scandalo fu grande per i bravi cittadini di Seattle.

Infine, il "corpo estraneo " aveva fatto danni e la città la trafisse (tipo "Il Collezionista di Farfalle". Senza cloroformio, però!).
Mammina fu l'interprete più virulenta dell'indignazione collettiva.

I giornali locali sfoderarono titoloni del tipo: "Ragazza di Seattle Rinnega Dio e Vince un Premio!"
Gli "uomini di fede" additarono Frances e la sua insegnante di Inglese come sulfurei esempi dell'ateismo dilagante nella Scuola pubblica.
Uno di loro (di fede battista), rivolgendosi alle sue tremebonde pecorelle, tuonò: "Se i giovani di questa città finiranno all'Inferno, non c'è il minimo dubbio che sarà Frances Farmer la loro guida!"
Riferendosi a questo episodio, Frances disse che era stato triste per lei scoprire fino a che punto la gente potesse rivelarsi stupida. Si sentì sola al mondo... più la gente la additava con disprezzo, più lei si induriva.
"Quando incominciarono a chiamarmi 'The Bad Girl of West Seattle High', feci del mio meglio per essere all'altezza della mia fama."

[ A questo punto, poiché citerò spesso le sue parole, mi pare giusto sottolineare che, per lo più, sono tratte da un'autobiografia che aveva incominciato a scrivere due anni prima di morire e che uscì postuma. Quando quella incredibile bufera che fu la sua vita, lobotomia compresa, si era avviata verso un'altalena di tardive ricerche di approvazione e crolli alcolici].

Nel settembre dello stesso anno, si iscrisse alla facoltà di giornalismo presso l'università di Washington. Presto  abbandonò il giornalismo per la facoltà di Arte Drammatica. Si manteneva agli studi con i lavori più disparati, compreso quello di cameriera-cantante in un pub.
In compenso, divenne in breve tempo la star delle produzioni teatrali studentesche, che, all'epoca, erano seguite da un vasto pubblico.
Tre anni più tardi, un perspicace critico locale le predisse, con rara banalità, "le luci di Broadway". Anche Frances era incrollabilmente convinta del proprio glorioso destino. "Ero divorata viva dal'ambizione ", dirà poi... sappiamo quando e in che mutate condizioni... Sentiva di essere destinata a raggiungere la "vetta del Mondo". Il problema era COME arrivarci.
A causa delle precarie condizioni economiche della famiglia, un suo soggiorno a New York era impensabile.
Nel 1935, grazie ad una collaborazione con una rivista di sinistra, vinse un viaggio in Unione Sovietica... e, un'altra volta ancòra, fu "Frances la scandalosa", e chi guidò le proteste, in preda a feroci coliche anticomuniste?


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Mamminacara

(continua)

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Kurt Cobain : "Frances Farmer si Vendicherà di Seattle"






[.....] Tuttavia, appartiene essenzialmente al mondo della musica il merito di aver reso Frances Farmer una figura di culto. Nel 1993 compare nell’album In Utero dei Nirvana una canzone intitolata "Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle" (Frances Farmer si vendicherà di Seattle). È l’omaggio di Kurt Cobain, come la Farmer originario dello Stato di Washington, alla sua ossessione di sempre.
Cobain non è stato il primo musicista ad averle reso omaggio.
Durante gli anni ’70 e ’80, si erano tenuti numerosi concerti punk presso il Group Theater della University of Washington a Seattle, così chiamato dal nome della compagnia teatrale di cui la Farmer aveva fatto parte a New York.
Nel 1984 esce una canzone dei Culture Club dedicata a Frances, The Medal Song, mentre, nel 1985, è la volta degli Everything But The Girl, che inseriscono nell’album Love Not Money un pezzo in memoria dell’attrice, Ugly Little Dreams (Piccoli brutti sogni).
Tracey Thorn, struggente e malinconica voce femminile del celebre duo inglese, autrice anche del testo della canzone, rievoca Frances con i tocchi di un femminismo che profuma di Anne Sexton.
Tu non sei impressionata dalla merce che può offrire la vita - canta la Thorn - e ci sono molti piccoli brutti sogni da comprare per le belle ragazze, (riferendosi all’effimero valore di bellezza, denaro e successo) ce n’è abbastanza per farti impazzire, ma è più sicuro abbandonarsi alle lacrime. È un campo di battaglia Frances, combatti o concedi vittoria al nemico che chiama la tua forza pazzia. Che possibilità hanno certe ragazze? Come possiamo competere in un mondo che ama le sue donne stupide e dolci? (...) Scommetto che maledirai il giorno in cui gli angeli ti hanno dato la tua parte di occhi azzurri e di capelli dorati come il grano.”

Esiste anche una band del folto underground musicale newyorchese che ha scelto di chiamarsi Frances Farmer My Hero e che fa capo a un ragazzo molto singolare di nome George Snow. Ha tre album all’attivo, di cui il primo, The Unauthorized Biography del 1991, è una rock-opera alternativa che ricostruisce la vita della Farmer, traducendo in musica anche alcuni suoi componimenti poetici.

Il pezzo di Cobain rimane tuttavia il più impressionante, poiché il cantante, morto suicida, mette in musica la sua catartica visione della Farmer con la quale in parte si immedesimava, soprattutto da quando avevano tentato di portargli via la figlia a causa dello stile di vita suo e della moglie, la controversa Courtney Love, giudicato da molti discutibile e diseducativo. Nella sua canzone, Cobain si fa beffe della caccia alle streghe che ha causato la rovina dell’attrice e la sua, mentre predice una sorta di apocalisse nella quale la Farmer ritornerà circondata da fiamme per “bruciare tutti i bugiardi e lasciare un manto di cenere sul terreno”.
Nel caso della Farmer, tutte le cose che si supponeva dovessero procurarle felicità - carriera, denaro e fama - la portarono invece alla distruzione e Cobain, riflettendo nel testo della canzone sul proprio successo, conclude confessando di sentire la “mancanza del semplice conforto della tristezza”. Cobain cercò di mettersi in contatto con William Arnold, l’autore di  "Un gulag americano". Arnold aveva intenzione di rispondergli, ma Cobain morì prima che avesse modo di farlo.
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Di  york74

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Frances farmer will have revenge on Seattle 

It’s so relieving to know
that you’re leaving
As soon as you get paid
It’s so relaxing to hear
that you’re asking wherever you get your way
It’s so soothing to know
that you’ll sue me
his is starting to sound the same
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad
In her false witness
We hope you’re still with us
To see if they float or drown
Our favourite patient, a display of patience
Disease covered Puget Sound
She’ll come back as fire to burn all the liars
And leave a blanket of ash on the ground
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad