giovedì 14 agosto 2014
lunedì 11 agosto 2014
domenica 10 agosto 2014
Frances Farmer: La Vera "Storia Vera" - Seconda Parte
Mamminacara, incancrenita in un fanatico anti-Comunismo, non perdeva occasione per testimoniare il proprio zelante odio. Anche (e soprattutto) quando l'occasione fu la stessa Frances. Proclamò che la figlia era stata corrotta da insegnanti estremisti, e, al "Seattle Post-Intelligencer", confermò la propria dedizione alla Causa. Dedizione estrema:
"Se dovrò sacrificare mia figlia al Comunismo, spero, almeno, che le altre madri riescano a salvare le proprie ragazze dagli estremisti della Scuola Pubblica!".
Anche le autorità laiche si espressero con durezza, bollando il famigerato viaggio come un'operazione di propaganda dei Bolscevichi.
Frances espresse il suo rammarico per la feroce riprovazione materna e per la generale indignazione di cui era oggetto. In un articolo intitolato: Perché vado in Russia, pubblicato dal Seattle Times, affermò che il Comunismo non c'entrava nulla con la sua decisione di partire; spiegò che il viaggio nell'inferno bolscevico non rappresentava per lei che una chance per la sua futura carriera, ed era quanto di meglio potesse capitarle: l'irripetibile opportunità di frequentare uno dei dieci maggiori Centri Teatrali del mondo. Più tardi, nella sua autobiografia, confermerà che quel viaggio, all'epoca, non era stato che un gradino nella scalata alla sua vera, agognata mèta: New York.
Partì nel marzo del '35. In tasca, venti dollari, dono del padre. Il viaggio-premio prevedeva una tappa a New York. Grazie alla sua insegnante di Seattle, entrò in contatto con il Group Theater, un Centro Teatrale di idee progressiste di cui faceva parte un giovane drammaturgo, Clifford Odets.
Di ritorno da Mosca, incassò il rimborso del biglietto d'autobus che l'avrebbe riportata fra le braccia di Lillian e di Seattle, si fermò a New York, affittò una stanza ed incominciò la maratona dei provini.
Poche settimane più tardi, si ritrovò con un agente, una sceneggiatura, e l'offerta per un contratto con la Paramount. Nelle sue memorie, ammise senz'altro che proprio lo scandalo suscitato dal famoso viaggio in Russia aveva attirato su di lei l'interesse degli Studios.
Certo, la sua ostinazione (=testardaggine, per i detrattori), il suo ostentato disinteresse per il giudizio altrui, il coraggio e la consapevolezza delle proprie qualità e delle poche chances a disposizione per sfruttarle degnamente giocarono un ruolo rilevante in questa svolta decisiva della sua vita, ma è innegabile che si verificò anche una catena di eventi, di azioni e reazioni, al di fuori del suo controllo, che la sospinsero in un'ascesa irresistibile, risparmiandole mortificanti, estenuanti gavette.
"Ho visto il mondo - scrisse ai genitori - e, adesso, sono pronta a lasciarvi la mia impronta".
Così per Frances iniziò una nuova vita: era sotto contratto con la Paramount!
Guadagnava 100 dollari la settimana, una somma che le pareva generosa.
La sua autentica passione, la sua formazione, le sue ambizioni erano ancòra completamente dedicate al teatro. Secondo lei, qualsiasi passo in un'altra direzione non serviva che a spianarle la strada verso una solida carriera teatrale.
Intanto, non si sottrasse ad alcuno dei suoi obblighi contrattuali, espliciti o meno.
Accettò di essere sottoposta ad esperimenti di trucco e parrucco... accettò di venire trasformata, manipolata fisicamente... permise che le depilassero completamente le sopracciglia.
Docile ed attenta, studiava assiduamente dizione, recitazione e portamento con i coach che gli Studios le avevano messo alle costole per completare il suo addestramento.
Accettò tutti gli estenuanti (e banalissimi: le tipiche foto da starlet) servizi fotografici che la Paramount le impose.
Rifiutò recisamente, invece, di cambiar nome e non adattò mai il look personale, quello quotidiano e privato, alle pretese di chi le stava cucendo addosso un'immagine in cui non si riconosceva.
Nel 1936, sposò un giovane attore, anche lui sotto contratto con la Paramount, destinato a diventare, dopo una gloriosa sfilza di ruoli opachi da opaco comprimario, la star di serie b di una popolare serie televisiva degli anni '70, High Chaparral, (in Italia, Ai Confini dell'Arizona).
Si chiamò Wycliffe Anderson.... poi William Anderson, poi Glenn Erickson, ed infine, Leif Erickson.
Il matrimonio, un colpo di testa senza neanche la magia dei colpi di testa, durò un anno soltanto, (il successivo matrimonio dell'anonimo consorte durò un mese, quindi, non credo affatto al prematuro decesso coniugale imputabile alla umorale sposina).
Tempo dopo, Frances affermò che non si era certo sposata spinta da una passione irresistibile e che nella sua testa era sempre rimasta Frances Farmer, "non Mrs. William Anderson... men che meno Mrs. Leif Erickson!"
"Rhythm on the Range"del'36, con Bing Crosby
In quello stesso anno, Frances girò ben quattro film, ma quello che attirò su di lei l'attenzione di critica e pubblico fu: Come and Get It, regia di Howard Hawks, in cui Frances interpretava due ruoli, una cantante di cabaret e la sua ingenua figliuola.
Hawks, che pare l'avesse scelta personalmente per il doppio ruolo, opponendosi agli Studios che volevano Miriam Hopkins, dichiarò che Frances era la migliore attrice con cui avesse mai lavorato e la temuta, potentissima, velenosissima Louella Parsons si caramellò nella famosa predizione sulla futura, nuova Garbo.
In Italiano, Come and Get It fu intitolato "Ambizione".
Da "il Morandini":
"La vita, la scalata al successo e gli amori di un industriale della carta tra le foreste del Wisconsin verso la fine dell'Ottocento. Rinuncia alla donna amata della cui figlia s'innamora trent'anni dopo e ha per rivale il figlio. Da un romanzo (1934) di Edna Ferber, sceneggiato da Jules Furthman e Jane Murfin. Supervisionato e diretto in gran parte da Hawks in assenza del dispotico produttore Samuel Goldwyn in ospedale, ne fu licenziato insieme con l'operatore Gregg Toland e sostituito con William Wyler (e Rudolph Maté) cui si attribuisce almeno l'ultima mezz'ora. Le potenti immagini del disboscamento sono dell'aiuto Richard Rosson. La polemica ecologica e anticapitalistica della Ferber nel suo melodrammatico romanzo sociale, tipico dell'era roosveltiana, è smorzata nel film, l'unico in cui Hawks si cimenta direttamente con la politica. Irrisolto, greve, un po' verboso, ma apprezzabile nel disegno dei personaggi (W. Brennan ebbe l'Oscar di non protagonista), anche in quello di F.Farmer che canta in modo struggente 'Aura Lee', poi rilanciata da Elvis Presley come Love Me Tender".
(continua)
Mab's Copyright
Ho controllato informazioni e preso alcune foto qui:
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lunedì 4 agosto 2014
Frances Farmer : La Vera "Storia Vera"- Prima Parte
La “nuova Greta Garbo”.
Certi vizietti che accompagnano il lancio di un personaggio-prodotto non hanno età... magari, a differenza delle vicende promozionali riguardanti squallidi personaggini nostrani, nel caso di Frances Farmer era la banalità del marketing a risultare particolarmente stridente e totalmente inadeguata rispetto alla personalità del “prodotto”.
Ho visto un paio di suoi film nel “porto delle nebbie” di Fuori Orario. L'impressione che ne ho ricavato, da semplice spettatrice-ingurgita-film, l'avvicina, semmai, ad una Carol Lombard (l'amatissima moglie di Clark Gable morta nel corso della seconda guerra mondiale) molto più bella dell'originale. Quanto all'ironia dissacrante della signora Gable, alle famose bestemmie da facchino ed alle ricorrenti bevute da scaricatore... mi pare proprio che anche Frances non appartenesse al tipo di donna che oggi si definirebbe “genere Barbie”.
Carol Lombard
Non so se nacque in una “notte buia e tempestosa” carica di presagi foschi e di atmosfere dickensiane. So che nacque il 19 settembre del 1913 a Seattle delle eterne piogge, stato di Washington.Il padre, Ernest Melvin Farmer, era un avvocato, a sua volta figlio di un giudice di contea del Minnesota. Si era stabilito a Seattle ai primi del secolo ed aveva sposato nel 1906 Lillian Van Ornum, una donna fresca di divorzio e già madre di un ragazzo. Come spesso accade, i due coniugi erano totalmente diversi... Lui - secondo coloro che lo conobbero personalmente - era mite, gentile, ma debole ed irresoluto.
Lillian, al contrario, era una donna forte, determinata ad essere una protagonista. Idee precise ed estreme portate avanti in modo estremo. Durante la Grande Guerra aveva avuto il suo quarto d'ora di celebrità, a livello di cronaca nazionale, ottenendo, grazie a numerosi incroci, una gallina bianca, rossa e blu, per sostituire l'aquila, emblema degli Stati Uniti (... e anche dell'odiato Nemico crucco).
Fu anche sostenitrice del Movimento Femminista, ma, ben presto, tutte le sue furenti energie si coagularono in un granitico anti-Comunismo.
Il divorzio non sorprese nessuno, immagino.
Il colpo di grazia fu il declino economico della famiglia, un vero e proprio declassamento simbolizzato dal trasloco in un modesto bungalow in affitto (qui mi ritorna in mente Dickens, in modo meno irrazionale). Lui tornava regolarmente in visita ogni settimana...
La terzogenita, Frances, aveva preso certamente alcuni aspetti del carattere materno. Inizialmente meno evidente, o solo mascherata, la debolezza paterna affiorerà più tardi.
All'epoca del divorzio e del dissesto economico era un'adolescente. Pare fosse piuttosto solitaria, accanita lettrice, precoce intelligenza, precoce in tutto. Doveva già dimostrare un notevole e poliedrico talento se l'ambiziosa madre, nonostante le difficoltà economiche, le procurò lezioni di piano e di recitazione.
A 14 anni debuttò con la sorella Edith in una recita parrocchiale. Si disse che la sua presenza scenica, qualcosa di molto simile al carisma, fosse già indiscutibile. Il “Seattle Daily Times” pubblicò una foto del memorabile evento.
Frances e la sorella Edith
Così, in una sorta di curiosa simbiosi, i rapporti di Frances sia con la madre Lillian che con Seattle sono ancora accettabili in questi anni della prima adolescenza.
Certamente, quella brillante, ruvida, testarda ragazzina era un corpo estraneo nella cerchia famigliare così come nella plumbea comunità cittadina, tuttavia, la sua deflagrante personalità ed i suoi molti talenti, titillandone la riluttante vanità, le assicuravano una simil-approvazione.
Al liceo, la sua attività era addirittura febbrile, come si può notare da questo annuario scolastico del '27.
Certamente, quella brillante, ruvida, testarda ragazzina era un corpo estraneo nella cerchia famigliare così come nella plumbea comunità cittadina, tuttavia, la sua deflagrante personalità ed i suoi molti talenti, titillandone la riluttante vanità, le assicuravano una simil-approvazione.
Al liceo, la sua attività era addirittura febbrile, come si può notare da questo annuario scolastico del '27.
Frequentava sia il corso di recitazione che quello di retorica, collaborava con il giornale scolastico e con la rivista letteraria (scriveva poesie e racconti).
Né trascurava lo sport: faceva parte della squadra di volley e di quella di basket.
Nel 1931, partecipò ad un concorso letterario sponsorizzato dalla rivista The Scholastic e vinse un premio (cento dollari ) con un breve saggio dal titolo "Dio è Morto ". Naturalmente, lo scandalo fu grande per i bravi cittadini di Seattle.
Infine, il "corpo estraneo " aveva fatto danni e la città la trafisse (tipo "Il Collezionista di Farfalle". Senza cloroformio, però!).
Mammina fu l'interprete più virulenta dell'indignazione collettiva.
I giornali locali sfoderarono titoloni del tipo: "Ragazza di Seattle Rinnega Dio e Vince un Premio!"
Gli "uomini di fede" additarono Frances e la sua insegnante di Inglese come sulfurei esempi dell'ateismo dilagante nella Scuola pubblica.
Uno di loro (di fede battista), rivolgendosi alle sue tremebonde pecorelle, tuonò: "Se i giovani di questa città finiranno all'Inferno, non c'è il minimo dubbio che sarà Frances Farmer la loro guida!"
Riferendosi a questo episodio, Frances disse che era stato triste per lei scoprire fino a che punto la gente potesse rivelarsi stupida. Si sentì sola al mondo... più la gente la additava con disprezzo, più lei si induriva.
"Quando incominciarono a chiamarmi 'The Bad Girl of West Seattle High', feci del mio meglio per essere all'altezza della mia fama."
[ A questo punto, poiché citerò spesso le sue parole, mi pare giusto sottolineare che, per lo più, sono tratte da un'autobiografia che aveva incominciato a scrivere due anni prima di morire e che uscì postuma. Quando quella incredibile bufera che fu la sua vita, lobotomia compresa, si era avviata verso un'altalena di tardive ricerche di approvazione e crolli alcolici].
Nel settembre dello stesso anno, si iscrisse alla facoltà di giornalismo presso l'università di Washington. Presto abbandonò il giornalismo per la facoltà di Arte Drammatica. Si manteneva agli studi con i lavori più disparati, compreso quello di cameriera-cantante in un pub.
In compenso, divenne in breve tempo la star delle produzioni teatrali studentesche, che, all'epoca, erano seguite da un vasto pubblico.
Tre anni più tardi, un perspicace critico locale le predisse, con rara banalità, "le luci di Broadway". Anche Frances era incrollabilmente convinta del proprio glorioso destino. "Ero divorata viva dal'ambizione ", dirà poi... sappiamo quando e in che mutate condizioni... Sentiva di essere destinata a raggiungere la "vetta del Mondo". Il problema era COME arrivarci.
A causa delle precarie condizioni economiche della famiglia, un suo soggiorno a New York era impensabile.
Nel 1935, grazie ad una collaborazione con una rivista di sinistra, vinse un viaggio in Unione Sovietica... e, un'altra volta ancòra, fu "Frances la scandalosa", e chi guidò le proteste, in preda a feroci coliche anticomuniste?
Mamminacara
(continua)
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Kurt Cobain : "Frances Farmer si Vendicherà di Seattle"
[.....] Tuttavia, appartiene essenzialmente al mondo della musica il merito di aver reso Frances Farmer una figura di culto. Nel 1993 compare nell’album In Utero dei Nirvana una canzone intitolata "Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle" (Frances Farmer si vendicherà di Seattle). È l’omaggio di Kurt Cobain, come la Farmer originario dello Stato di Washington, alla sua ossessione di sempre.
Cobain non è stato il primo musicista ad averle reso omaggio.
Durante gli anni ’70 e ’80, si erano tenuti numerosi concerti punk presso il Group Theater della University of Washington a Seattle, così chiamato dal nome della compagnia teatrale di cui la Farmer aveva fatto parte a New York.
Nel 1984 esce una canzone dei Culture Club dedicata a Frances, The Medal Song, mentre, nel 1985, è la volta degli Everything But The Girl, che inseriscono nell’album Love Not Money un pezzo in memoria dell’attrice, Ugly Little Dreams (Piccoli brutti sogni).
Tracey Thorn, struggente e malinconica voce femminile del celebre duo inglese, autrice anche del testo della canzone, rievoca Frances con i tocchi di un femminismo che profuma di Anne Sexton.
“Tu non sei impressionata dalla merce che può offrire la vita - canta la Thorn - e ci sono molti piccoli brutti sogni da comprare per le belle ragazze, (riferendosi all’effimero valore di bellezza, denaro e successo) ce n’è abbastanza per farti impazzire, ma è più sicuro abbandonarsi alle lacrime. È un campo di battaglia Frances, combatti o concedi vittoria al nemico che chiama la tua forza pazzia. Che possibilità hanno certe ragazze? Come possiamo competere in un mondo che ama le sue donne stupide e dolci? (...) Scommetto che maledirai il giorno in cui gli angeli ti hanno dato la tua parte di occhi azzurri e di capelli dorati come il grano.”
Esiste anche una band del folto underground musicale newyorchese che ha scelto di chiamarsi Frances Farmer My Hero e che fa capo a un ragazzo molto singolare di nome George Snow. Ha tre album all’attivo, di cui il primo, The Unauthorized Biography del 1991, è una rock-opera alternativa che ricostruisce la vita della Farmer, traducendo in musica anche alcuni suoi componimenti poetici.
Il pezzo di Cobain rimane tuttavia il più impressionante, poiché il cantante, morto suicida, mette in musica la sua catartica visione della Farmer con la quale in parte si immedesimava, soprattutto da quando avevano tentato di portargli via la figlia a causa dello stile di vita suo e della moglie, la controversa Courtney Love, giudicato da molti discutibile e diseducativo. Nella sua canzone, Cobain si fa beffe della caccia alle streghe che ha causato la rovina dell’attrice e la sua, mentre predice una sorta di apocalisse nella quale la Farmer ritornerà circondata da fiamme per “bruciare tutti i bugiardi e lasciare un manto di cenere sul terreno”.
Nel caso della Farmer, tutte le cose che si supponeva dovessero procurarle felicità - carriera, denaro e fama - la portarono invece alla distruzione e Cobain, riflettendo nel testo della canzone sul proprio successo, conclude confessando di sentire la “mancanza del semplice conforto della tristezza”. Cobain cercò di mettersi in contatto con William Arnold, l’autore di "Un gulag americano". Arnold aveva intenzione di rispondergli, ma Cobain morì prima che avesse modo di farlo.
[.....]
Di york74
http://www.scrivo.com/
Frances farmer will have revenge on Seattle
It’s so relieving to know
that you’re leaving
As soon as you get paid
It’s so relaxing to hear
that you’re asking wherever you get your way
It’s so soothing to know
that you’ll sue me
his is starting to sound the same
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad
In her false witness
We hope you’re still with us
To see if they float or drown
Our favourite patient, a display of patience
Disease covered Puget Sound
She’ll come back as fire to burn all the liars
And leave a blanket of ash on the ground
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad
I miss the comfort in being sad
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giovedì 29 novembre 2012
Cime Tempestose, Cap.XV
[...] As I spoke, I observed a large dog lying on the sunny grass beneath raise its ears as if about to bark, and then smoothing them back, announce, by a wag of the tail, that some one approached whom it did not consider a stranger.
Mrs. Linton bent forward, and listened breathlessly. The minute after a step traversed the hall; the open house was too tempting for Heathcliff to resist walking in: most likely he supposed that I was inclined to shirk my promise, and so resolved to trust to his own audacity. With straining eagerness Catherine gazed towards the entrance of her chamber. He did not hit the right room directly: she motioned me to admit him, but he found it out ere I could reach the door, and in a stride or two was at her side, and had her grasped in his arms.
He neither spoke nor loosed his hold for some five minutes, during which period he bestowed more kisses than ever he gave in his life before, I daresay: but then my mistress had kissed him first, and I plainly saw that he could hardly bear, for downright agony, to look into her face! The same conviction had stricken him as me, from the instant he beheld her, that there was no prospect of ultimate recovery there - she was fated, sure to die.
"Oh, Cathy! Oh, my life! how can I bear it?", was the first sentence he uttered, in a tone that did not seek to disguise his despair. And now he stared at her so earnestly that I thought the very intensity of his gaze would bring tears into his eyes; but they burned with anguish: they did not melt.
"What now? - said Catherine, leaning back, and returning his look with a suddenly clouded brow: her humour was a mere vane for constantly varying caprices - You and Edgar have broken my heart, Heathcliff! And you both come to bewail the deed to me, as if you were the people to be pitied! I shall not pity you, not I. You have killed me - and thriven on it, I think. How strong you are! How many years do you mean to live after I am gone?"
Heathcliff had knelt on one knee to embrace her; he attempted to rise, but she seized his hair, and kept him down.
"I wish I could hold you - she continued, bitterly - till we were both dead! I shouldn't care what you suffered. I care nothing for your sufferings. Why shouldn't you suffer? I do! Will you forget me? Will you be happy when I am in the earth? Will you say twenty years hence, 'That's the grave of Catherine Earnshaw? I loved her long ago, and was wretched to lose her; but it is past. I've loved many others since: my children are dearer to me than she was; and, at death, I shall not rejoice that I are going to her: I shall be sorry that I must leave them!' Will you say so, Heathcliff?"
"Don't torture me till I'm as mad as yourself", cried he, wrenching his head free, and grinding his teeth. The two, to a cool spectator, made a strange and fearful picture. Well might Catherine deem that heaven would be a land of exile to her, unless with her mortal body she cast away her moral character also. Her present countenance had a wild vindictiveness in its white cheek, and a bloodless lip and scintillating eye; and she retained in her closed fingers a portion of the locks she had been grasping. As to her companion, while raising himself with one hand, he had taken her arm with the other; and so inadequate was his stock of gentleness to the requirements of her condition, that on his letting go I saw four distinct impressions left blue in the colourless skin.
"Are you possessed with a devil - he pursued, savagely - to talk in that manner to me when you are dying? Do you reflect that all those words will be branded in my memory, and eating deeper eternally after you have left me? You know you lie to say I have killed you: and, Catherine, you know that I could as soon forget you as my existence! Is it not sufficient for your infernal selfishness, that while you are at peace I shall writhe in the torments of hell?"
"I shall not be at peace", moaned Catherine, recalled to a sense of physical weakness by the violent, unequal throbbing of her heart, which beat visibly and audibly under this excess of agitation.
She said nothing further till the paroxysm was over; then she continued, more kindly, "I'm not wishing you greater torment than I have, Heathcliff. I only wish us never to be parted: and should a word of mine distress you hereafter, think I feel the same distress underground, and for my own sake, forgive me! Come here and kneel down again! You never harmed me in your life. Nay, if you nurse anger, that will be worse to remember than my harsh words! Won't you come here again? Do!"
Heathcliff went to the back of her chair, and leant over, but not so far as to let her see his face, which was livid with emotion. She bent round to look at him; he would not permit it: turning abruptly, he walked to the fireplace, where he stood, silent, with his back towards us. Mrs. Linton's glance followed him suspiciously: every movement woke a new sentiment in her. After a pause and a prolonged gaze, she resumed; addressing me in accents of indignant disappointment:
"Oh, you see, Nelly, he would not relent a moment to keep me out of the grave. That is how I'm loved! Well, never mind. That is not my Heathcliff. I shall love mine yet; and take him with me: he's in my soul. And - added she musingly - the thing that irks me most is this shattered prison, after all. I'm tired of being enclosed here. I'm wearying to escape into that glorious world, and to be always there: not seeing it dimly through tears, and yearning for it through the walls of an aching heart: but really with it, and in it. Nelly, you think you are better and more fortunate than I; in full health and strength: you are sorry for me - very soon that will be altered. I shall be sorry for you. I shall be incomparably beyond and above you all. I wonder he won't be near me!"
She went on to herself.
"I thought he wished it. Heathcliff, dear! you should not be sullen now. Do come to me, Heathcliff."
In her eagerness she rose and supported herself on the arm of the chair. At that earnest appeal he turned to her, looking absolutely desperate. His eyes, wide and wet, at last flashed fiercely on her; his breast heaved convulsively. An instant they held asunder, and then how they met I hardly saw, but Catherine made a spring, and he caught her, and they were locked in an embrace from which I thought my mistress would never be released alive: in fact, to my eyes, she seemed directly insensible. He flung himself into the nearest seat, and on my approaching hurriedly to ascertain if she had fainted, he gnashed at me, and foamed like a mad dog, and gathered her to him with greedy jealousy. I did not feel as if I were in the company of a creature of my own species: it appeared that he would not understand, though I spoke to him; so I stood off, and held my tongue, in great perplexity. A movement of Catherine's relieved me a little presently: she put up her hand to clasp his neck, and bring her cheek to his as he held her; while he, in return, covering her with frantic caresses, said wildly:
"You teach me now how cruel you've been - cruel and false. Why did you despise me? Why did you betray your own heart, Cathy? I have not one word of comfort. You deserve this. You have killed yourself. Yes, you may kiss me, and cry; and wring out my kisses and tears: they'll blight you - they'll damn you. You loved me - then what right had you to leave me? What right - answer me - for the poor fancy you felt for Linton? Because misery and degradation, and death, and nothing that God or Satan could inflict would have parted us, you, of your own will, did it. I have not broken your heart - you have broken it; and in breaking it, you have broken mine. So much the worse for me that I am strong. Do I want to live? What kind of living will it be when you - oh, God! would you like to live with your soul in the grave?"
"Let me alone. Let me alone - sobbed Catherine - If I've done wrong, I'm dying for it. It is enough! You left me too: but I won't upbraid you! I forgive you. Forgive me!"
"It is hard to forgive, and to look at those eyes, and feel those wasted hands - he answered - Kiss me again; and don't let me see your eyes! I forgive what you have done to me. I love my murderer - but yours! How can I?"
They were silent - their faces hid against each other, and washed by each other's tears. At least, I suppose the weeping was on both sides; as it seemed Heathcliff could weep on a great occasion like this. I grew very uncomfortable, meanwhile; for the afternoon wore fast away, the man whom I had sent off returned from his errand, and I could distinguish, by the shine of the western sun up the valley, a concourse thickening outside Gimmerton chapel porch.
"Service is over - I announced - My master will be here in half an hour." Heathcliff groaned a curse, and strained Catherine closer: she never moved. Ere long I perceived a group of the servants passing up the road towards the kitchen wing. Mr. Linton was not far behind; he opened the gate himself and sauntered slowly up, probably enjoying the lovely afternoon that breathed as soft as summer.
"Now he is here - I exclaimed - For heaven's sake, hurry down! You'll not meet any one on the front stairs. Do be quick; and stay among the trees till he is fairly in."
"I must go, Cathy - said Heathcliff, seeking to extricate himself from his companion's arms - But if I live, I'll see you again before you are asleep. I won't stray five yards from your window."
"You must not go! - she answered, holding him as firmly as her strength allowed -You shall not, I tell you."
"For one hour", he pleaded earnestly.
"Not for one minute", she replied.
"I must - Linton will be up immediately", persisted the alarmed intruder. He would have risen, and unfixed her fingers by the act - she clung fast, gasping: there was mad resolution in her face. "No! - she shrieked - Oh, don't, don't go. It is the last time! Edgar will not hurt us. Heathcliff, I shall die! I shall die!"
"Damn the fool! There he is - cried Heathcliff, sinking back into his seat - Hush, my darling! Hush, hush, Catherine! I'll stay. If he shot me so, I'd expire with a blessing on my lips". And there they were fast again. I heard my master mounting the stairs - the cold sweat ran from my forehead: I was horrified.
"Are you going to listen to her ravings? - I said, passionately - She does not know what she says. Will you ruin her, because she has not wit to help herself? Get up! You could be free instantly. That is the most diabolical deed that ever you did. We are all done for - master, mistress, and servant". I wrung my hands, and cried out; and Mr. Linton hastened his step at the noise. In the midst of my agitation, I was sincerely glad to observe that Catherine's arms had fallen relaxed, and her head hung down. 'She's fainted, or dead - I thought - so much the better. Far better that she should be dead, than lingering a burden and a misery-maker to all about her.'
Edgar sprang to his unbidden guest, blanched with astonishment and rage. What he meant to do I cannot tell; however, the other stopped all demonstrations, at once, by placing the lifeless-looking form in his arms.
"Look there! - he said - Unless you be a fiend, help her first - then you shall speak to me!" He walked into the parlour, and sat down. Mr. Linton summoned me, and with great difficulty, and after resorting to many means, we managed to restore her to sensation; but she was all bewildered; she sighed, and moaned, and knew nobody. Edgar, in his anxiety for her, forgot her hated friend. I did not. I went, at the earliest opportunity, and besought him to depart; affirming that Catherine was better, and he should hear from me in the morning how she passed the night.
"I shall not refuse to go out of doors - he answered - but I shall stay in the garden: and, Nelly, mind you keep your word tomorrow. I shall be under those larch-trees. Mind! or I pay another visit, whether Linton be in or not."
He sent a rapid glance through the half-open door of the chamber, and, ascertaining that what I stated was apparently true, delivered the house of his luckless presence.
martedì 27 novembre 2012
"Twilight" Letto da Betty Moore - I
Oggi vi racconto un po’ del primo libro della saga, che è il libro che si chiama Twilight – sommario:
1) il vegetarianismo vampiro secondo la legge di Dyo
2) indovina chi è il vampiro che non c’entra
3) Batman sospeso sulla piscina piena di squali
4) l’epidermide vampira come i collant di Amanda Lear
5) un prototipo di adolescente bimbominkia
6) la sindrome di Dan Brown (e il sarcasmo mormone)
7) il cervello sghembo di un highlander diciassettenne
8) belli belli belli in modo assurdo
9) da un grande potere deriva un grande mona
10) la pubblicità del Soul Glo
11) così fighissimo che c’ha la calligrafia arrapante
12) il sogno d’amore bimbominkia
13) Action Comics numero uno
15) se era italiana sarebbe stato Giovanni Allevi
- che è il libro dove scopriamo com’è che la protagonista, la diciassettenne Isabella Swan per gli amici Bella, conosce la famiglia dei vampiri mona aka la famiglia Cullen, che non è precisamente una famiglia famiglia (nessuno è parente di nessuno) ma un gruppetto di succhiasangue vegetariani (succhiano solo gli animaletti, niente esseri umani) che sono come gli X-men, c’hanno i superpoteri (v. “da un grande potere deriva un grande mona”) e stanno riuniti attorno al loro capo vampiro, il più anziano della ghenga, il dottor Cullen, che fa la parte del guru spirituale cripto-mormone “è contro la legge morale impostaci da Dyo succhiare gli esseri umani ed è meglio che non lo facciamo sennò Dyo ci spedisce tutti all’inferno, per cui dobbiamo soffrire soffrire soffrire in astinenza, nutrendoci soltanto di quel rancido insipido diet-sangue delle bestioline della foresta – di cui tanto a Dyo, delle bestioline, gliene fotte una cippa” (e questo vampiro anziano, che dell’astinenza dolorosa è un virtuoso, per mettere alla prova il suo ferreo autocontrollo mormone di mestiere fa il medico all’ospedale ed è sempre in mezzo a schizzi sanguinolenti dappertutto, ma lui tiene mormonescamente duro, resiste alla tentazione demoniaca e soffre in silenzio) – i personaggi di cui vi parlerò oggi sono (da sinistra: il già citato dottor Cullen, Batman, Bella Swan, Dan Brown, il Patty)
(ma no, che vi credete, il vegetarianismo è un’abitudine eccezionale praticata da pochi vampiri illuminati, di solito i vampiri preferiscono succhiare gli esseri umani, che sono molto più gustosi e nutrienti, non ci pensano due volte)(e noi lo sappiamo bene, che ci sono anche – soprattutto – vampiri non vegetariani, no?)(qui sotto un piccolo test per verificare la vostra competenza in materia)(se non vi viene in mente: ripasso)
La storia inizia col trucchetto suspense che è quello cheappissimo della impasse thrilling avanti nel tempo – Batman che penzola incatenato sulla piscina piena di squali affamati: “com’è successo che il nostro eroe si trova in una situazione così merdosa? scopriamolo!” – la protagonista Bella Swan che sta per essere accoppata da un non meglio identificato “cacciatore” (che le si avvicina minaccioso e inesorabile, ovviamente “sorridendo” – perché sì, ve lo ricordate?, il “sorriso” in tutte le sue varie declinazioni è il superficialissimo attributo di pseudo-profondità più comunemente utilizzato nella letteratura degli abissi)(e il cacciatore, che ve lo dico a fare, è un vampiro cattivo non vegetariano che vuole mangiarsela), Bella Swan è pronta a morire, si sta sacrificando per amore!, oooooh!, non ci sono vie di fuga, aiuto!, lo dice esplicitamente: è una situazione da lasciarla “col fiato sospeso” (così, giusto per essere sicuri che il cervello tardo del lettore bimbominkia percepisca il senso della cosa) e poi stop, dissolvenza, fiato sospeso!, torniamo indietro di qualche mese,
1) il vegetarianismo vampiro secondo la legge di Dyo
2) indovina chi è il vampiro che non c’entra
3) Batman sospeso sulla piscina piena di squali
4) l’epidermide vampira come i collant di Amanda Lear
5) un prototipo di adolescente bimbominkia
6) la sindrome di Dan Brown (e il sarcasmo mormone)
7) il cervello sghembo di un highlander diciassettenne
8) belli belli belli in modo assurdo
9) da un grande potere deriva un grande mona
10) la pubblicità del Soul Glo
11) così fighissimo che c’ha la calligrafia arrapante
12) il sogno d’amore bimbominkia
13) Action Comics numero uno
15) se era italiana sarebbe stato Giovanni Allevi
- che è il libro dove scopriamo com’è che la protagonista, la diciassettenne Isabella Swan per gli amici Bella, conosce la famiglia dei vampiri mona aka la famiglia Cullen, che non è precisamente una famiglia famiglia (nessuno è parente di nessuno) ma un gruppetto di succhiasangue vegetariani (succhiano solo gli animaletti, niente esseri umani) che sono come gli X-men, c’hanno i superpoteri (v. “da un grande potere deriva un grande mona”) e stanno riuniti attorno al loro capo vampiro, il più anziano della ghenga, il dottor Cullen, che fa la parte del guru spirituale cripto-mormone “è contro la legge morale impostaci da Dyo succhiare gli esseri umani ed è meglio che non lo facciamo sennò Dyo ci spedisce tutti all’inferno, per cui dobbiamo soffrire soffrire soffrire in astinenza, nutrendoci soltanto di quel rancido insipido diet-sangue delle bestioline della foresta – di cui tanto a Dyo, delle bestioline, gliene fotte una cippa” (e questo vampiro anziano, che dell’astinenza dolorosa è un virtuoso, per mettere alla prova il suo ferreo autocontrollo mormone di mestiere fa il medico all’ospedale ed è sempre in mezzo a schizzi sanguinolenti dappertutto, ma lui tiene mormonescamente duro, resiste alla tentazione demoniaca e soffre in silenzio) – i personaggi di cui vi parlerò oggi sono (da sinistra: il già citato dottor Cullen, Batman, Bella Swan, Dan Brown, il Patty)
(ma no, che vi credete, il vegetarianismo è un’abitudine eccezionale praticata da pochi vampiri illuminati, di solito i vampiri preferiscono succhiare gli esseri umani, che sono molto più gustosi e nutrienti, non ci pensano due volte)(e noi lo sappiamo bene, che ci sono anche – soprattutto – vampiri non vegetariani, no?)(qui sotto un piccolo test per verificare la vostra competenza in materia)(se non vi viene in mente: ripasso)
La storia inizia col trucchetto suspense che è quello cheappissimo della impasse thrilling avanti nel tempo – Batman che penzola incatenato sulla piscina piena di squali affamati: “com’è successo che il nostro eroe si trova in una situazione così merdosa? scopriamolo!” – la protagonista Bella Swan che sta per essere accoppata da un non meglio identificato “cacciatore” (che le si avvicina minaccioso e inesorabile, ovviamente “sorridendo” – perché sì, ve lo ricordate?, il “sorriso” in tutte le sue varie declinazioni è il superficialissimo attributo di pseudo-profondità più comunemente utilizzato nella letteratura degli abissi)(e il cacciatore, che ve lo dico a fare, è un vampiro cattivo non vegetariano che vuole mangiarsela), Bella Swan è pronta a morire, si sta sacrificando per amore!, oooooh!, non ci sono vie di fuga, aiuto!, lo dice esplicitamente: è una situazione da lasciarla “col fiato sospeso” (così, giusto per essere sicuri che il cervello tardo del lettore bimbominkia percepisca il senso della cosa) e poi stop, dissolvenza, fiato sospeso!, torniamo indietro di qualche mese,
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