giovedì 31 marzo 2011

Una Signora "Molto" Vittoriana

IVY COMPTON-BURNETT (1884-1969)
"Vorrei sapere chi ha inventato l'innocenza infantile. Doveva essere un bell'originale".

Inizio la condivisione di un amore...
Ivy Compton-Burnett è una grande scrittrice inglese...Contemporanea di Virginia Woolf. Minor fortuna di lei, enormemente più talentuosa! Non che io sottovaluti la Woolf ..."Orlando"è uno dei libri che salverei da un novello Diluvio Universale...ma soltanto quello. I libri di Ivy Compton-Burnett li salverei tutti e li rilegherei con la pelle delle ultime foche monache! ... Se mi limitassi a raccontare la trama di uno dei suoi
romanzi, sprofonderei il post in un equivoco da piena atmosfera gotica: famiglie corrotte e corruttrici, sesso torbido, incesti, eredità contese, avvelenamenti ed omicidi... Il punto è che tutto accade prima o dopo e sempre fuori scena. Si parla di qualcosa che è già accaduto , si ipotizza ciò che accadrà, il "dramma"  è altrove e vive attraverso le  parole... Sono dialoghi "in salotto" i suoi romanzi, la prosa è secca, fulminante e geniale ...Chi ama il dialogo in punta di fioretto di "Orgoglio e Pregiudizio" beh!...lo carichi di maggior genio, cinismo, crudeltà e rigore e avrà... Lei ! Lascio tre titoli, quelli che dovrebbero essere più facilmente reperibili...non è coccolata dalle ristampe come la Woolf ! ( Ovviamente, chi avesse una buona conoscenza della lingua inglese dovrebbe leggerLa in versione originale).
 "Più Donne che Uomini", "Una Famiglia e un'Eredità", "Fratelli e Sorelle" , "Un Dio e i suoi Doni" ( da cui è tratta la citazione iniziale).


Mab


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p.s.
 Aspetto inquietante: una certa identità con i suoi romanzi...Chi l'ha conosciuta personalmente, colpito dalla  spregiudicatezza , dalla  rivoluzionaria modernità dei suoi libri...si è ritrovato seduto in un salottino vittoriano, fra tazze di porcellana, thé , centrini ricamati e ninnoli vittoriani con una Signora molto vittoriana, taciturna, fredda e...implacabile! Ho visto le foto! Ci credo!

"La Solitudine del Maratoneta"

Primo....niente a che vedere con il film "Il Maratoneta"....
Secondo: dopo cinquant'anni, due anni fa è uscita una nuova edizione italiana. Nella collana "Minimum classics "della Minimum Fax.
L'autore, Alan Sillitoe, nato nel '28 in Gran Bretagna , trascorse alcuni anni in volontario esilio, lontano dal suo Paese. Tornato a Londra agli inizi degli anni '60, descrisse le vite amare e appassionate degli "ultimi", in una Londra "incafonita" dall'assalto dei nuovi ricchi, violenta ed aggressiva. Per descrivere la sua "missione " di scrittore, cita V.Hugo:"Il dovere degli storici di cuori e di anime è inferiore a quello degli storici dei fatti esterni? Possiamo credere che Dante avesse meno da dire di Machiavelli? La parte inferiore di una civiltà, per il fatto di essere più profonda e più triste, è meno importante di quella superiore? Conosciamo del tutto la montagna se non conosciamo le caverne? ".

Il titolo originale di questo racconto, che dà il nome al libro , è "The Loneliness of the Long Distance Runner".
La traduzione italiana è infelice....sempre meglio dell'orrido titolazzo del film che , negli anni '60, fu tratto da quest'opera: "Gioventù , Amore e Rabbia"...ehm...non lasciatevi fuorviare...E' splendido! Il regista è Tony Richardson , primo marito di Vanessa Redgrave e padre delle sue due figlie.Infatti, uno dei protagonisti del film è Michael Redgrave. L'"eroe-anti-eroe" è Tom Courtenay.
Se per qualche misterioso, impellente, importante/vitale motivo dovessi riassumere in un flash ciò che sono e penso e sento, credo che sceglierei la scena finale di questo film.


Mab

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sabato 26 marzo 2011

La Papessa Giovanna, Cristina di Svezia e Liv Ullmann

Le  "new entries", se non risalgono al 1945, mi insospettiscono. Vabbé, esagero, ma non troppo. Ma, per una che ha già visto una marea di amatissimi (ma anche no) libri, inesorabilmente strapazzati sullo schermo, il remake compulsivo di questi anni privi di creatività e fantasia - se non meramente fumettistica - (e parlo di cattivi fumetti ) è una tragedia: straziano anche film, più o meno "cult", che, ai loro tempi, e a loro volta, avevano straziato dei buoni libri... Le eccezioni ci sono, ovviamente. Su Tim Burton, ad esempio, vado sul sicuro, con la fiducia di una treenne la vigilia di Natale: anche se stravolge il libro o la storia originale, crea un'altra narrazione , "sua", altrettanto fantastica , magari più affascinante ( v. "Sweeney Todd")... e lo perdòno sistematicamente.
"La Papessa"... Mmmmm... non l'ho visto, ma già mi ha turbato il trailer. Comunque:


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Titolo originale : "Die Papstin"
Regia : Sonke Wortman
Genere : Drammatico
Durata : 149 min
Interpreti : Johanna Wokalek, David Wenham, John Goodman, Iain Glen, Anatole Taubman.
Co-produzione Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna (2009)


Voglio segnalare un bel film del 1971, di cui questo è, con tutta evidenza, il remake... "pirata". La leggenda della papessa Giovanna, infatti, è un intrico tale di versioni che si stratificano, si intrecciano e si differenziano che la scusa della fonte comune non regge proprio. Qui c'è qualcuno che copia. Male.
Da vedere assolutamente questo film del '71, di produzione inglese, regia di Michael Anderson , con una Liv Ullmann all'apice della sua carriera e quasi insopportabilmente brava. Certo, qualcuno userà un 'espressione che mi infastidisce quasi quanto l'abominevole "mi consenta", ovvero: "E' datato!" Non essendo un capolavoro assoluto, mi sembra normale che mostri qualche ingenuità, qualche scoloritura... cosa sembrerà l'orrido "Troy" fra quarant'anni?


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Approfitto per segnalare un altro film. Sempre con Liv Ullmann, stesso periodo, ( è del 1974 ), anch'esso fra storia e leggenda: "La Rinuncia", (una volta tanto felice traduzione dell'originale "The Abdication") perché si presta ad una doppia interpretazione del tutto pertinente.


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 Liv Ullmann interpreta la regina Cristina di Svezia. Ogni paragone con la Garbo è improponibile. La "Cristina" della Garbo era una splendida, magnetica fantasia fiabesca, una George Sand con il fascino contrastante e contrastato della corona, e il romanticismo dell'amore impossibile, commedia degli equivoci e tragico finale compresi.
Anche qui c'è un amore impossibile, ma vissuto attraverso la bizzarria degli umori della giovane Regina, orgogliosa della propria umiltà, ansiosa di rinunciare alla corona e di convertirsi al cattolicesimo, ma che vuole trattare e contrattare direttamente con il papa, e che si aggira notte dopo notte, seguita dal suo nano, di camera in camera, perché non riesce a dormire più di tanto in uno stesso letto e rincorre il sonno. Non più regina regnante, per sua decisione, ma incredula che gli altri le credano e che la trattino diversamente. Peter Finch giganteggia, ovvero le tiene testa, nel ruolo del cardinale, del politico e dell'innamorato di un fantasma troppo carnale.
Da vedere. Chi non gradisse... beh, si riguardasse "Troy" , e, quando il grande (et magnifico et amatissimo ) Peter O'Toole, umiliato nel ruolo di un Priamo stile "Ercole contro Maciste", si appella al coraggio dei suoi sudditi gridando :"Sons of Troy!", ricordatevi che durante il doppiaggio hanno cambiato la battuta in
"Troiani!" perché "figli di Troia" era veramente troppo anche per quel film lì!!!
A proposito, Luca Ward, il doppiatore di R.Crowe ne "Il Gladiatore", si vanta ogni tre per due di aver cambiato in corso d'opera la battuta originale prima della battaglia, proprio all'inizio del film :
 "Al mio segnale sciogliete i cani" (o qualcosa del genere )  in:  "Al mio via scatenate l'inferno!" Che avrebbe detto il povero generale? Scatenate l'Ade? Perché, all'epoca, l'Inferno non era ancora stato inventato. Non nella rassicurante accezione cristiana, almeno. Amen.

Mab


Le due locandine dei film con Liv Ullmann le ho trovate qui:
http://www.film.tv.it

La Donna che Volle Farsi Papa



Il succo della leggenda è questo : una giovane donna inglese , spinta da motivi di intelletto ( l'amore per lo studio , precluso alle donne) e/o di "alcova", ( ovvero, per seguire in piena libertà un suo amante ), si finse un monaco , Johannes Anglicus , e compì i suoi studi a Magonza.
Giunta a
Roma , si distinse per la brillantezza del suo ingegno, tanto che , in un 'epoca in cui l'elezione dei papi era , spesso, estemporanea , alla morte di Leone IV , nell'anno 855, venne eletta papa ed assunse il nome di Giovanni VIII . Essendo sessualmente attiva , rimase incinta . Nell'anno 857 ,quindi , mentre partecipava alla solenne processione pasquale , dal Laterano a San Pietro , venne còlta dalle doglie , svelando drammaticamente la sua vera natura.

Il sèguito, o l'epilogo, è raccontato in svariati modi.

1) L'epilogo meno truculento ( e assolutamente minoritario ) appartiene alla versione "ufficiale" che riporto sotto, che la vede pentita e penitente, e addirittura madre di un vescovo.
2 ) Morì di parto.
3 ) Fu lapidata ( o fatta a pezzi ) dalla folla inferocita.
4) Fu legata alla coda di un cavallo e trascinata per le vie di Roma finché non morì sfracellata.

Nelle versioni che contemplano un epilogo fatale , che si tratti di morte naturale o meno , il neonato muore con lei.
Dalla leggenda (?) della papessa Giovanna ne deriva almeno un'altra .
( E. Petoia, "Medioevo al femminile",1992) :

" Al di là della leggenda , lo scandalo fu tanto grave che , per tutte le cerimonie di incoronazioni pontificie future , venne stabilito che un diacono o due diaconi procedessero alla verifica del sesso dell'eletto ,
facendolo sedere sopra una sedia forata e toccandogli i testicoli per annunziarne , poi , la verificata virilità con questa formula : 'Habet testiculos et bene pendentes'"
[ Annuncio accolto da una salva di 'Deo Gratias'!]


Questa storia , quindi , è "ambientata" nel secolo IX , ma se ne parla per la prima volta nel 1240 , ad opera di un domenicano , Giovanni di Metz.
Pochi anni dopo, Martinus Oppaviensis ( o Martinus Polonus - data di nascita incerta , morto nel 1278 ) , un altro storico e monaco domenicano , la riporta , come storia vera, nelle sue "Cronache dei Papi e dgli Imperatori". Ed la sua "cronaca"è questa .

"Dopo la morte di papa Leone [1] , salì al soglio pontificio un giovane di Magonza , con il nome di Giovanni , il quale rimase papa per un periodo di due anni , cinque mesi e quattro giorni . Questi , come si narra , era una fanciulla , e in età infantile fu condotta ad Atene da un suo amasio [2] , travestita da uomo , così che fu creduto da tutti che si trattasse realmente di un uomo . Sotto queste mentite spoglie progredì tanto nello studio delle arti liberali e delle altre scienze , che nessuno poteva superarla o eguagliarla . Giunta a Roma , si distinse soprattutto nella terza parte del trivio [3] , e raccolse intorno a sè grandi maestri , discepoli e innumerevoli uditori . In verità , si mostrò eccellente anche nel quadrivio , e nell'opera di molte cose
ammirevoli . Grazie alla sua arte e al suo consiglio furono fatte a Roma molte cose meravigliose . Così , poiché Roma era ormai diventata famosa e aveva superato nella scienza anche gli altri papi che l'avevano preceduta , fu eletta pontefice all'unanimità.
Nonostante fosse stata eletta per ricoprire la più alta carica ecclesiastica , non seppe però astenersi dai piaceri sessuali . Infatti , sopraffatta dalla fragilità femminile , cominciò a dimostrare interesse per un giovane diacono , che le era stato affidato come segretario .
Ben presto , venuto a conoscenza della natura femminile del pontefice , il giovane diacono si arrese alle lusinghe della donna e cominciò a intrattenere rapporti con lei sempre più frequenti .
Dopo un po' di tempo dall'inizio della loro relazione , la papessa rimase incinta, e poiché ignorava quando avrebbe dato alla luce il frutto del loro peccato , un giorno , mentre si dirigeva da Laterano verso San Pietro, lungo la strada che passa tra il Colosseo e la chiesa di San Clemente , assalita dalle doglie , partorì in mezzo alla strada .
A memoria di questo fatto fu scolpita una lapide su quel luogo e quella strada fu chiamata Vico della Papessa . Scoperto l'inganno, fu subito dimessa dalla carica e spogliata degli abiti religiosi ; visse in penitenza il resto della sua vita , mentre il figlio , raggiunta l'età adulta , dopo aver preso i voti, fu eletto vescovo di Ostia. La donna trascorse molti anni cercando di porre rimedio con le preghiere e le penitenze ai peccati che aveva commesso , e quando si rese conto che i suoi giorni erano ormai giunti alla fine e che il momento della morte era imminente , ordinò come suo ultimo desiderio che la seppellissero proprio nel punto di quella strada in cui aveva partorito . Tuttavia , il figlio , non tollerando che il corpo della madre fosse allontanato da Ostia , la portò nella chiesa maggiore e lì fu tumulata con tutti gli onori.
Si narra , inoltre , che il papa eviti sempre di passare per quella strada e che faccia ciò in segno di sdegno per quel triste evento. Né il suo nome è inserito nel catalogo dei santi pontefici , sia perché era una donna , sia per il disonore da lei arrecato alla Chiesa."


Da : Martinus Oppaviensis, "Chronicon Pontificum et Imperatorum".

[1] Si tratta di Leone IV
[2] Amasio=amante
[3] Trivio e Quadrivio. Erano i due gruppi in cui erano state ,grossolanamente, suddivise le discipline letterarie e filosofiche e quelle scientifiche. Al "Trivio" corrispondevano : grammatica , retorica e dialettica. Al "Quadrivio" : aritmetica , geometria , astronomia e musica. La preparazione in queste materie era la base per la laurea in teologia. [E non solo in teologia, ovviamente]
Questa variante della leggenda , raccontata da un monaco domenicano che redasse le cronache dei Papi , dà da pensare. Tradizionalmente , la leggenda della donna che si fece papa , secondo la Chiesa cattolica , sarebbe il frutto avvelenato dell'anticlericalismo e/o del protestantesimo. Ma la stessa Chiesa cattolica la avvalorò per secoli, , almeno dal tredicesimo , come abbiamo visto , fino al diciassettesimo , quando fu proprio un Protestante, il pastore calvinista francese David Blondel , a dimostrarne per la prima volta , e con argomenti credibili anche se confutabili, l'infondatezza storica . Quindi ? È probabile che , se leggenda fu , come spesso accade, il "mostro" sia stato partorito
all'interno della stessa Chiesa cattolica, una sorta di incarnazione grottesca delle proprie ossessioni, e che si sia largamente e profondamente diffusa a livello popolare come satira feroce del Papato oppressore e corrotto, tanto che un cronista ufficiale della Chiesa decise di usare il solito metodo : "impossessarsene "per poi restituirla con il taglio che la Chiesa stessa riteneva più innocuo, anzi, addirittura edificante .  Non è il racconto di un inganno ordito dal tradizionale Nemico della Chiesa . È una novella Eva che, ancora una volta e assecondando la propria natura , cede alla doppia tentazione : orgoglio e lussuria , e , pur dotata di buon intelletto e capace di compiere opere mirabili per la Chiesa , cade per l'intrinseca fragilità della propria natura di donna/femmina . E non è un caso che il momento della caduta coincida con il momento del parto, che ne è la causa immediata.
Né , in queste cronache , Giovanna ha pianificato e condotto a termine il suo inganno con l'intento di sbeffeggiare e tradire la Chiesa .Non si tratta di una inaspettata indulgenza da parte del redattore .
Cosa poteva costituire una reale umiliazione per la Chiesa? Una donna/femmina capace di ideare un piano diabolico , e di conseguire un successo così spaventoso da portarla al vertice della Chiesa o una donna/femmina , sorprendentemente dotata e versata per lo studio, che , per motivi di alcova , si finge uomo e, quasi contro la propria volontà ,raggiunge la vetta del potere ecclesiastico...per poi cadere rovinosamente perché l'intrinseca natura, debole e lussuriosa, di una donna/femmina non può essere cambiata?




Prelevato dal Forum "Lo Specchio-Cielo", sezione "La Terra degli Eternamente Giovani".

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domenica 20 marzo 2011

da "Ondarock"

Horror rock - La musica delle tenebre

di Luigi Milani
Autori: Eduardo Vitolo e Alessio Lazzati
Titolo: Horror Rock
Editore: Arcana Edizioni
Pagine: 460
Prezzo: 24 euro


Eduardo Vitolo e Alessio Lazzati firmano un libro che è riduttivo definire saggio. "Horror Rock" (Arcana Edizioni, 2010) può infatti essere considerato la "summa suprema" di un genere che nel corso degli anni ha assunto connotati sempre più universali. Dagli originari ambiti letterari, cinematografici e fumettistici è infatti presto tracimato nel rock, forma artistica ed espressiva per sua stessa natura adatta a veicolare determinati contenuti e suggestioni.
Organizzata nella forma del reportage, l'opera affronta i vari ambiti nei quali si declina l'horror rock; gli artisti e le band citati, anzi raccontati con grande dovizia di particolari, sono numerosissimi. Non possono mancare ovviamente all'appello i Black Sabbath, con e senza quel simpatico, furbo pazzoide di Ozzy Osbourne, né titani del calibro dei Led Zeppelin, che specialmente agli inizi si richiamavano ad atmosfere oscure e inquietanti.

Ma la carrellata di "artisti horror" è davvero sterminata, in grado di mettere alla prova anche il fan più appassionato e competente: compaiono, tra gli altri, nomi quali Serial Killers, Sepultura, Keith Emerson, gli inevitabili Rolling Stones, ai quali, come si ricorderà, stava decisamente simpatica una certa divinità cornuta, Quorthon, Trent Reznor, Rage Against the Machine.
Molto interessante la parte dedicata all'horror punk, che, sia pur ancora legato, almeno agli inizi, all'heavy metal, anticipa le atmosfere che saranno proprie del goth-rock. È il turno dei Damned di Dave Vanian e dei Misfits di Glenn Danzig, che in seguito influenzeranno nomi come Slayer, AFI e naturalmente Marilyn Manson. È proprio a Manson - artista tra i più discussi degli ultimi anni - che il saggio riserva un'attenta disamina. Prescindendo dalla dimensione spettacolare del personaggio, ne analizza a fondo il reale valore artistico-musicale. Ciò che ne emerge - al di là delle varie incarnazioni più o meno provocatorie -  è il ritratto di un abile professionista dello show-biz.
Tra le curiosità, non manca una sfiziosa intervista a uno dei personaggi più bizzarri del metal italiano "cristiano", quel Fratello Metallo che dichiara di ispirarsi alle nomi storici come Metallica e Megadeth.

Il ponderoso volume - quasi 500 pagine - non tralascia di affrontare temi anche scomodi, come l'influsso, reale o presunto, dell'horror nel mondo reale, le censure, le distorsioni e le forzature interpretative, le critiche ingrate, ma anche gli episodi, quelli sì, reali che tingono spesso di nero la quotidianità.
Colpisce l'approccio filologico adoperato dalla coppia di autori, che li ha condotti a passare al setaccio riviste e fanzine d'annata, testi e copertine di dischi spesso introvabili, rinvenendo così una messe di informazioni e notizie tanto interessante quanto sterminata.
A differenza di testi analoghi, il saggio ha inoltre il pregio di cogliere ed evidenziare con completezza le vaste, talora inaspettate, contaminazioni esistenti tra l'ambito letterario tout court e quello musicale. Non a caso vengono evocati veri e propri numi tutelari quali H.P. Lovecraft ed Edgar Allan Poe, così come troviamo citato il nome di un giornalista e scrittore che ha spesso prestato la sua opera a certo rock, Danilo Arona. Né è un caso che la prefazione sia firmata da Alan D. Altieri, che di horror e musica "demoniaca" ne mastica da anni...

Del resto, credo possa ben essere questa la cifra interpretativa di un universo espressivo tanto sconfinato: la sua innata trasversalità, che lo porta a ricomprendere generi, sottogeneri e linguaggi all'apparenza dissonanti, ma in realtà accomunati da motivi e ispirazioni che ormai sono patrimonio comune della cultura moderna.
Un plauso dunque agli autori di questa lunga cavalcata nel versante più oscuro della musica moderna.

Da: Ondarock.it

giovedì 17 marzo 2011

Oscar Wilde : Americani (Aforismi ? No.grazie)

Non amo gli aforismi... forse perché abusati da giornalisti-pseudo-scrittori (vedi Gervaso) che li sparano come bombette puzzolenti e poi si guardano intorno gongolanti per "vedere l"effetto-che-fa " Gli aforismi dovrebbero condividere con il romanticismo, insospettabilmente, un'innocente inconsapevolezza Oscar Wilde è il più saccheggiato. Non è che trascorresse il suo tempo snocciolando frasette da cioccolatini, ancorché di alto livello... I cosiddetti aforismi sono largamente tratti dalle sue opere teatrali, ma anche dal suo celeberrimo "Il Ritratto di Dorian Gray", in cui è possibile incontrare una delle più sorprendenti (data l'epoca), dignitose e commoventi dichiarazione d'amore omosessuale che io abbia mai letto... Nonché qualche pregevolezza sugli Americani verso i quali Oscar Wilde nutriva sentimenti che mi onoro di condividere.



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Riporto due righe, prelevo trafitture di ironia, le enucleo da un tutto, sottolineandone l'unitarietà...

Ad un pranzo, alcuni gentlemen spettegolano su di una ricca Americana venuta a cercare marito in Europa. Parlano della fonte della prosperità paterna .

"...Dicono che in America fare il salumiere è il mestiere più redditizio, dopo la politica."
"È carina ?"
"Si comporta come se fosse bella . La maggior parte delle Americane fa così. È il segreto del loro fascino."
"Perché queste Americane non se ne stanno nel loro Paese? Dicono sempre che è il paradiso delle donne."
"Lo è. Per questo, come Eva, non vedono l'ora di uscirne" disse Lord Henry...

Qualche pagina dopo:

"Dicono che nell'aldilà gli Americani buoni vanno a Parigi" ridacchiò sir Thomas, che disponeva di un ampio repertorio di battute di seconda mano.
"Davvero? E dove vanno i cattivi?"chiese la duchessa.
"In America" mormorò Lord Henry...


Traduzione di Masolino D'Amico
Meridiani, Mondadori