mercoledì 7 settembre 2011

Eduardo De Filippo. "Ll'Ombra"







Pure quanno m’addormo te penzo
pecché dormo liggiero liggiero
pe’ chissà te venesse ‘o penziero
‘e te sosere e correre ccà.
L’ata notte in’ ‘o mmeglio d’ ‘o suonno
cu no zumpo me songo scetato:
me truvavo cu ttico abbracciato.
Era n’ombra… e che vuo’ cchiù durmì!
Ma chell’ombre ca pàreno ‘o vero,
ca se mòveno e fanno remmore,
ca respirano e siente ‘o calore
‘e nu sciato ca sciata pe’ tte,
ca respirano e appannan’ ‘e llastre
ca po’ restano overo appannàte.
Comme a dinto ‘a nu cunto d’ ‘e ffate
tu te ncante e te miette a parlà.
“Sei venuta?” “E tu nun me vulive?”
“Neh, guardate! Mò nun te vulevo!
Sulamente ca nun ‘o ssapevo
ca sarisse venuta addu me.”
“E… te siente nu poco sperduto?”
“Nun me sento nè nterra né ncielo”…
Tutto nzieme è scennuto nu velo
e te sento sultanto parlà.
“Damm’ ‘a mano” e tu ‘a mano me daie,
e restammo accussì dint’ ‘o scuro.
Cchiù t’astregno cchiù songo sicuro
ca stu velo cchiù fitto se fa.
“Isabè”, ma tu non me rispunne.
“Isabella!”, e nun sento cchiù ‘a voce,
ma te sento cchiù viva e cchiù doce
quanno ll’ombra t’ ‘a chiamme addu te.



Enrico Fornaini
"Eduardo de Filippo" Pastello
57x3 cm 1990 - Proprietà Famiglia de Filippo.


giovedì 4 agosto 2011

"Quale Libro Non Avete Mai Finito di Leggere?"

Confessateci quale scrittore avete piantato in asso, quale romanzo non avete mai terminato, quale bestseller avete chiuso perché annoiati o disgustati, intristiti oppure perplessi...

A quanti di noi è capitato di non riuscire a terminare la lettura di un romanzo famoso, classico o contemporaneo? Sull’argomento abbiamo provato a sondare dieci personalità del mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo: Eva Cantarella, Philippe Daverio, Giulio Ferroni, Massimo Fini, Milena Gabanelli, Giulio Giorello, Diego Marani, Edoardo Nesi, Aldo Nove e Ottavia Piccolo. Le loro risposte nelle pagine centrali di “Saturno”, in edicola oggi, venerdì 29 luglio: lʼultimo numero prima della pausa estiva (“Saturno” tornerà in edicola venerdì 2 settembre).

Tra gli autori “dimezzati” spiccano giganti come Alessandro Manzoni, Alexandre Dumas, Robert Musil, Lev Tolstoj e Louis-Ferdinand Céline. Ma anche scrittori viventi e bestseller pluripremiati come Jonathan Littell, Paolo Giordano, Jonathan Franzen e Umberto Eco.

Adesso la parola passa a lettrici e lettori di “Saturno” e del “Fatto Quotidiano”. Da oggi potete partecipare al nostro gioco dellʼestate, intervenendo con i vostri commenti e suggerimenti di libri interrotti: quale scrittore avete piantato in asso? Quale romanzo avete chiuso prima di arrivare alla fine? Perché avete smesso di leggerlo?

Nel primo numero di “Saturno” dopo la pausa estiva, in edicola il 2 settembre, troverete pubblicata la lista aggiornata dei “libri interrotti” con i suggerimenti dei lettori.

Buone vacanze da “Saturno”!

COMMENTI

Antonio Angarola
lo zahir- paulo coelho
a suo tempo l’ho interrotto perchè mi risultava noioso, meno coinvolgente rispetto ai precedenti romanzi………mi sono ripromessa di riprenderlo!!!!!!nulla va lasciato a metà

Stefania B.
Con grande rammarico ho interrotto (tentando più volte di riprenderli, senza altro risultato se non una nuova interruzione) i due capolavori di Celine: Morte a credito e Viaggio al termine della notte. E la cosa peggiore è che non so neanche il perché…

Rob Pupsik
Ho interrotto e non ho alcuna intenzione di leggere in futuro “Salambò” di Flaubert e “Dona Flor e i suoi due mariti” di Amado. Grazie ad Amado ed al pesantissimo Guimaraes Rosa ho deciso di evitare in futuro la letteratura sudamericana, peccato!
A suo tempo ho interrotto, ma poi fortunatamente ripreso con interesse e piacere “Le Bostoniane” di James.
Ho recentemente interrotto ma di sicuro riprenderò “I demoni” di Dostojevskij.

carip
“Se una notte d’ inverno un viaggiatore…” da allora I. Calvino è stato radiato dalla categoria scrittori e dalle mie letture.

max
Non c’è niente da fare, siamo bestiole strane, un metaromanzo, anzi il metaromanzo di Calvino, indicato come libro illeggibile, un capolavoro d’avanguardia con autoreferenzialità spinta, ovvero il post moderno che emerge, e carip non lo legge, non c’è niente da fare, capisco e m’adeguo, mi spiace tanto per te e la cattiva pubblicità che hai fatto a Calvino quanto a quest’opera omnia.

anna.fandy
Anche io non sono riuscita a finire “Cent’anni di solitudine”. Inoltre avevo iniziato “Il maestro e Margherita”: non son mai riuscita a finirlo perchè l’ho trovato noioso. Ho iniziato da poco a leggere “La classe” di Erich Segal ma lo restituirò a breve senza finirlo alla biblioteca dove l’ho preso in prestito: è scritto bene e non in maniera pesante ma non è assolutamente il genere di libri che mi piace e che mi appassiona. Alla lista aggiungo “Isole nella corrente” di Hemingway: troppo cinico e si perde troppo a descrivere nel minimo dettaglio (secondo me spesso inutilmente) ciò che accade ai personaggi.

Mario Monti
E’ possibile che tutti siano riusciti a finire “La montagna incantata” di T.Mann? Comunque mi sono promesso che entro fine dell’anno ci riproverò….

max
Mai letto… per saperti dire se lo leggerei devo prima assaggiarlo in libreria, se non mi piace l’assaggio io non li compro i libri che non superano quel test=non li leggo.

ANARCA
daccordo con max....forse è il motivo per cui non ne ho finiti solo due!!

mau51
Ti consiglio di riprovarci. Per quel che mi riguarda la lettura della Montagna Incantata ha rappresentato una delle avventure più importanti.

gianmix
ahime’, non so perche’ ma ho cominciato un tre o quattro volte “cent’anni di solitudine” del colombiano Gabriel G. Marquez e non son mai riuscito a finirlo, eppure mi piaceva, ma poi verso la fine ho sempre lasciato, senza volere…Marquez rimane un grande.

max
una palla mostruosa quel libro…. l’unico che ho letto di lui, 1 così basta e avanza

Bruno Teghille
Mi sembra impossibile che dopo centinaia di commenti nessuno abbia menzionato gli inutilissimi, recenti romanzi pseudostorici di Giampaolo Pansa. Provvedo immediatamente pur riconoscendo che sono comunque giunto alla fine di due di essi, ma questo è un mio demerito perchè, pur sapendo che vi sono sicuramente altri libri meravigliosi da leggere, quando inizio un libro lo leggo in ogni caso.
Sconsiglio comunque questo approccio perchè porta inevitabilmente ad escludere titoli e autori senza tentarne una conoscenza diretta, accontentandosi di recensioni lette sui quotidiani o pareri di amici.

Cristian Palmas
Forse perché la maggior parte degli utenti che hanno commentato, fanno esattamente come me: mi guardo bene dal leggere Pansa.

max
sì sì (peccato che non c’è l’emoticon che fa sì sì con la testina e le corna rivolte verso l’alto).

PeaceFrog
Tanti, tanti tioli e senza alcuna remora!!!
Ultimamente ho piantato li “The cider house rules” di John Irving, uno dei miei autori preferiti in assoluto, che leggo volentieri in originale…ahò quando un libro è palloso è palloso….
Concordo con Daniel Pennac che anni fa scriveva dei diritti dei lettori, tra cui spiccavano il diritto a non finire un libro e il diritto a “saltare”….da allora non mi sento più in colpa se abbandono un libro!!!
Va anche detto che ultimamente trovo INTOLLERABILI gli errori di grammatica e sintassi nei libri tradotti (uno stupro vero e proprio ai danni del povero autore) e devo dire che spesso è anche quello che mi ha fatto abbandonare varie letture

Marcello Cimino
Può sembrare strano, ma l’unico libro che non ho finito di leggere, pur avendolo iniziato in tempi non sospetti, quando cioè era appena uscito e ancora nessuno l’aveva letto, è GOMORRA. Al di là dell’impegno sociale e del valore morale del libro, asoslutamente indiscutibili, l’ho trovato noioso, mal scritto, incapace di emozionarmi, esattamente come il film che ne hanno tratto. Ho grandissima stima di Saviano come giornalista, e leggo regolarmente i suoi articoli su Repubblica e l’Espresso. Non credo che abbia il respiro del romanziere.

Cristian Palmas
Accidenti, posso capire che uno abbandoni Gomorra per la durezza dell’argomento, per la rabbia che suscitano i fatti narrati o anche per la densità di argomenti trattati che possono fiaccare la più ferrea volontà, ma affermare che sia anche scritto male… La capacità di sintesi dimostrata da Saviano dovrebbe essere presa come esempio nelle scuole.
Poi, va be’, de gustibus non disputandum.
Per quanto mi riguarda, aggiungo un titolo che non avevo citato tra le mie letture interrotte: Il libro nero del comunismo. Un mattone che fin dall’inizio partiva con un elenco di fatti e documenti manipolati per dimostrare la tesi secondo la quale, siccome l’applicazione del comunismo primordiale è sempre sfociato in dittature, allora i suoi principi sono abominevoli.

michelangelo1
Hai ragione, è come mettere sullo stesso piano gli insegnamenti di Gesù di Nazareth con la sanguinaria inquisizione cattolica e non

x-15
Mi vergono!
“La Divina Commedia” (che Benigni abbia pietà di me)!?
“I Promessi Sposi” “Iliade/Odissea”"Il Gattopardo”"Ulisse”
“Il Capitale” “Mein Kampf” “Il bel Antonio” “Guerra e Pace” “Dr.Zivago” “Il nome della Rosa”…Ma ho Letto 2 volte “Il Pendolo di Foucoult” in italiano 1 volta in tedesco e 2 volte “Il Cimitero di Praga”. Ed infine quello che non riuscirò mai ha leggere ….è “Il Giornale”

yasee
“Fuori da un evidente destino”, il terzo di Faletti. Ho letto i primi due, ma dalle prime pagine del terzo in poi, niente più. Ne ha scritti altri due, ho saputo.

mau51
sono d’accordo; quello di Faletti è un successo editoriale, a mio giudizio, ingiustificato



http://www.ilfattoquotidiano.it/

Oh, my God! L'idea del "libro interrotto" mi gira in testa da sempre. Quando è capitato, ho sempre sentito un orrido senso di colpa, da lettrice onnivora e colma di sacro rispetto per la parola scritta. Ma i commenti mi hanno ucciso. Ho preso una paginata a caso, ne ho saltati due o tre solo perché repliche di quelli che trovano indigeribile G.G.Marquez! Io lo amo, lo venero, invidio perdutamente la sua fantasia e la capacità di assimilare e di far riemergere dal suo vissuto, dalla sua terra,  storie, leggende, simboli, aneddoti fantastici per poi renderli suoi, in un racconto infinito e circolare. Realismo magico è un'espressione coniata su di lui e per lui. Gli altri che si sono accodati come il paguro Bernardo sono zero.

Mab


"La Lettrice" di Faruffini


lunedì 25 luglio 2011

Lost, al Comic-Con Cuse e Lindelof Presentano una (ironica) Scena Inedita (video sottotitolato)

Possibile, a più di un anno di distanza, che “Lost” raccolga ancora una folla di fan pronta ad accogliere nuove rivelazioni su qualche mistero, anche se in chiave evidentemente parodistica? Certo che è possibile, se ci si mettono di mezzo il Comic-Con (che si sta svolgendo in questi giorni a San Diego) e Cartlon Cuse e Damon Lindelof.
Era un anno che non si parlava di “Lost” (almeno con un panel dedicato appositamente) al Comic-con, la convention che ogni anno raggruppa i fan di fumetti e (sempre di più) diventa l’occasione per presentare le nuove serie televisive della prossima stagione. E siccome i panel dedicati a “Lost” sono stati, negli anni precedenti, tra i più frequentati, si è tenuta ieri la convention commemorativa intitolata “Entertainment Weekly Presents… Totally ‘Lost’: One Year Later”, moderata dall’esperto Doc Jensen.
Un’occasione per discutere dello show ad un anno di distanza ma, soprattutto, per attendersi qualche sorpresa. Come è accaduto, dal momento che tra il pubblico si sono palesati i due autori della serie, Carlton Cuse (travestito da soldato) e Damon Lindelof (con una tuta della Dharma Initiative), che hanno inscenato una lite basata su una scena mai trasmessa della serie risalente alla prima stagione.
Tutto è “iniziato” con una serie di repliche che i due autori si sono mandati tramite Twitter: Cuse aveva sognato Nikki e Paulo (personaggi minori dello show) che gli dicevano “Non importa, non farlo”. Il riferimento era alla pubblicazione di un video in cui viene dimostrato che i due hanno sempre saputo dove andare a parare. Se per Cuse la rivelazione del video non era indispensabile (“Lo show parla da sè”), per Lindelof si trattava di qualcosa di necessario (“Abbiamo sempre saputo come avremmo finito la serie, e possiamo provarlo”). Il risultato? La decisione è stata messa ai voti, ed i fan hanno, ovviamente, chiesto di vedere la scena.
Si tratta di un frammento relativo ad “Exodus”, finale della prima stagione in cui, durante un colloquio tra Jack (Matthew Fox) e Locke (Terry O’ Quinn), nascosti nella giungla si trovano Jacob e l’Uomo in Nero, personaggi allora non ancora presentati. Loro due sono i protagonisti di questa scena, che si rivela una simpatica azione autoironica verso lo show stesso, accusato da molti di aver lasciato molte domande in sospeso, tra cui quella sul vero nome dell’Uomo in Nero che se, stando al copione originale, si sarebbe dovuto chiamare Samuel (ma poi non è mai stato rivelato), ora viene chiamato con un altro nome (che vi lasciamo scoprire).
Per realizzarla, sono tornati in scena Mark Pellegrino e Titus Welliver, mentre Jack Bender (regista anche del finale) ha diretto i pochi secondi, girati negli studi della Disney con le piante usate fino a poco fa per girare “Brothers and sisters”.
Il pubblico ha apprezzato, e ne ha approfittato per fare qualche domanda ai due autori, che hanno risposto e regalato i poster di “Lost” in stile “Star Wars” (foto). Un altro modo per ironizzare su una serie che manca a molti.





http://www.tvblog.it/

"Amy: 27 Anni Vissuti Liberi"

di Federico Mello






Morta Amy Winehouse. È la prima volta che risulta prevedibile” scrive Frankie Hi Nrg su Twitter. Ha ragione Frankie, l’originalità di Amy lascia un vuoto enorme nella musica contemporanea.

Quella della sua morte è una notizia che, in un afoso sabato d’estate, arriva come un fulmine e si propaga in ogni anfratto dell’infosfera tramite i social network.

Molti su Twitter ricordano come sia morta a 27 anni. La stessa età in cui ci hanno lasciato, in epoche diverse – anche dal punto di vista musicale – Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Kurt Cobain. Tutte icone del rock, tutti miti delle loro generazione (e non solo) e decisi a vivere da persone libere, come volevano, come se ogni giorno fosse l’ultimo.

Alcuni, anche online, dicono che era una notizia prevedibile: “Se l’è cercata”; “E’ stata semplice selezione naturale”, “Un talento e una vita buttati nel cesso”, scrivono anche alcuni dei nostri lettori su questo sito. Eppure, c’è chi fa un passo in avanti: “Un esempio da imitare per tutti i disperati. Che voce… che talento…” scrive Waldemar sempre nei commenti.

Ecco, io la penso proprio così. Di Amy straordinaria era la forza delle sue canzoni e dei suoi testi, la passione che buttava in ogni nota, in ogni acuto. Mi chiedo: avrebbe avuto la stessa passione con una vita regolare? Avrebbe avuto la stessa sensualità distruttiva e irresistibile senza decidere di consumare tutta la sua vita in una potentissima fiammata fuori da ogni consuetudine e ogni imposizione?

Spesso l’esistenza di noi umani è diversa da quella che immagina Giovanardi. E ognuno deve essere libero di vivere come vuole. Se poi una disperazione straziante regala emozioni a uomini e donne di tutto il mondo come ha fatto Winehouse, non c’è nulla da aggiungere. Parlano solo le canzoni di una grande artista vissuta giusto il tempo di lasciare un segno prima di tornare Back to black. Rest in peace."


In morte di Amy Winehouse, impossibile “mettersi in riga”

di Domenico Naso


Nessuno si aspetti di leggere, in queste righe, espressioni del tipo “voce graffiante” o “talento sopraffino”. Non lo diremo semplicemente perché la grandezza vocale e musicale di Amy Winehouse era così fottutamente evidente da non aver bisogno di approvazioni critiche o elogi standard buoni per tutte le stagioni. E non troverete nemmeno tirate moralistiche sul suo stile di vita, sulla sua tendenza all’autodistruzione. Una delle regole più importanti (e a volte più dolorose) dell’esistenza umana è, o almeno dovrebbe essere, quella secondo la quale ognuno fa della propria vita quello che vuole, anche consumarla velocemente come fosse una birra ghiacciata in una giornata afosa d’estate, da tracannare tutta d’un fiato prima che si riscaldi troppo.

Amy Winehouse era così. Non poteva, o non voleva, “mettersi in riga”. Era alcolizzata, drogata, persa in un mondo tutto suo fatto di gorgheggi per lei perfetti nella loro imperfezione anche sotto l’effetto di sostante stupefacenti, di liti con il pubblico, di storie d’amore maledette e di fughe per tentare di salvarsi l’anima. Ma nessuno può permettersi di giudicare, di puntare il dito, di dire, sospirando e arricciando il naso: “Che vita buttata, che talento sprecato”. Certo, assistere alla morte a 27 anni della migliore voce degli ultimi tempi fa rabbia, soprattutto a chi la musica la ama e cerca quotidianamente un’oasi di qualità nel desolante deserto della mediocrità conformista dell’industria discografica. Ma il sentimento di rabbia e frustrazione si ferma di fronte all’individuo e alla sua assoluta libertà di sbagliare e di farsi del male, almeno fino a quando non danneggia anche gli altri.

E allora doliamoci della morte di Amy Winehouse ma non commettiamo i due tipici errori in cui si incappa in casi del genere: non la bolliamo come eccessiva e stupida milionaria viziata dedita all’alcool e alle droghe; non ne facciamo un’icona da venerare, un modello di vita da seguire. Non era un modello, la bruttina ma talentuosa Amy. Lo sapeva e ne era persino fiera. La sua vita alcolica e tossica non la rendeva orgogliosa né la abbatteva. Era la sua vita, punto. Ci sono cose che non si possono cambiare, ci sono sentieri accidentati lungo i quali siamo obbligati a camminare, magari sperando in cuor nostro che prima o poi si spalanchi davanti ai nostri occhi un largo e confortevole viale alberato. Per Amy non è stato così. Il sentiero si è interrotto e il viaggio è finito. Non dipendeva da lei. Tantomeno da noi.

In queste righe abbiamo tentato, sperando di esserci riusciti, di non essere patetici o scontati. Non per una narcisistica ricercatezza e originalità, per carità. Ma semplicemente perché Amy Winehouse era tutto fuorché banale, tutto fuorché conforme alle “regole” della società. Era semplicemente Amy Winehouse, la cantante che ha fatto la sua fortuna gracchiando talentuosamente al mondo che non voleva andare in “rehab “ e che sapeva perfettamente di non essere buona (“You know, I’m no good”). Era lei, prendere o lasciare. Noi, come milioni di altri fan in giro per il mondo, avevamo deciso di prenderla così com’era e di apprezzarne il talento, sopportando le snervanti scenate sui palchi di mezzo pianeta. Ma lei, che di farsi prendere non ne aveva nessuna fottutissima voglia, ci è sfuggita di mano per l’ultima volta. E forse è quello che voleva più di ogni altra cosa. Rest in peace, Amy."



Da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/


Jean-Francois Dupuis

martedì 28 giugno 2011

La "Guerra dei Mondi" di Orson Welles

 


 
 
"E’ conosciuta come la più grande beffa mediatica del nostro secolo. Una farsa capace di gettare nel panico migliaia di americani provenienti da ogni strato sociale. Un radiodramma che cambiò definitivamente non solo la carriera del suo artefice, ma tutto lo studio sociologico sugli effetti dell’esposizione ai contenuti massmediatici.
 
Stiamo parlando della celebre versione radiofonica di La Guerra dei Mondi realizzata da Orson Welles. Da quel giorno in poi fu assai più evidente da una parte l’enorme potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa, dall’altra quanto fosse presente il rischio di manipolazione e canalizzazione dell’opinione pubblica da parte di tali mezzi.
 
Come spesso accade, la descrizione dell’evento stesso può esserci d’aiuto per capire meglio le dinamiche che hanno permesso ad un semplice radiodramma di scatenare una serie di reazioni a catena capaci di suscitare il reale terrore degli ascoltatori.

 E’ la sera del 30 Ottobre del 1938, la sera prima di Halloween (e la data di sicuro non è casuale), quando la stazione radiofonica statunitense della CBS decide di mandare in onda uno show speciale per celebrare tale festività. Come di consuetudine, è previsto un radiodramma, affidato quell’anno al miglior attore emergente di cui la radio disponeva: Orson Welles.

Il programma prevede la trasposizione radiofonica di un romanzo di fantascienza di H.G. Wells (è curiosa in questo caso l’assonanza del cognome con quello di Welles), dal titolo La Guerra dei Mondi. Il romanzo descrive l’invasione della Terra da parte di extraterrestri provenienti da Marte sul finire del diciannovesimo secolo.

La storia viene riadattata ai tempi radiofonici principalmente da Howard Koch e alcuni suoi collaboratori della CBS. Il riadattamento tuttavia non piaceva del tutto a Welles, perplesso sopratutto dal ritmo del testo che ne era uscito. Con una geniale intuizione, lo stesso Welles decide, per ‘dare sapore’ a quel piatto sciapo, di impostare la trasmissione come se si trattasse di un normale programma musicale interrotto ad un certo momento da un falso notiziario radio che annunciava l’invasione degli alieni e i suoi drammatici sviluppi.

Nessuno degli addetti al radiodramma, compreso lo stesso Orson Welles, si sarebbe mai immaginato che quello che ai loro occhi appariva semplicemente come un normale lavoro di routine, si sarebbe trasformato in un evento i cui effetti furono tali da modificare in maniera incontrovertibile non solo il destino artistico del giovane attore, ma anche il destino degli studi sociologici circa gli effetti dei contenuti massmediatici.

La trasmissione comincia con lo speaker che presenta, “in diretta dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza di New York”, l’inizio della programma musicale di Ramon Raquello e della sua orchestra. Si può facilmente interpretare lo sgomento del pubblico radiofonico quando, dopo pochi minuti dall’inizio della trasmissione, questa viene bruscamente interrotta con un comunicato dai toni altamente drammatici: “Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma”.

Ha inizio la beffa mediatica del secolo, il falso che ha messo in luce il rapporto fin troppo fideistico e acritico che il pubblico aveva instaurato con i mezzi di comunicazione di massa. Gli oltre sei milioni di ascoltatori non erano preparati né a sospettare del falso, né tantomeno a sospettare dell’enorme potenzialità di quello che dalla maggioranza di loro veniva ancora considerato semplicemente come un ‘mezzo di svago’. Probabilmente Welles era al corrente di queste potenzialità e dell’abbaglio al quale erano sottoposti i fruitori dei mezzi di comunicazione di massa.
E’ per questo che aveva deciso di inserire il suo falso nel bel mezzo di un programma d’intrattenimento, come a voler render più netto lo stacco tra uno stato d’animo disteso, qual è appunto quello derivante dall’ascolto di un programma musicale, e uno stato di panico crescente dovuto all’annuncio dell’avvenuta invasione aliena.

  Dopo il primo avvertimento circa le fiammate provenienti da Marte, la programmazione musicale prosegue con un brano estremamente simbolico dal punto di vista linguistico: Star Dust (polvere di stelle).

Gli ascoltatori tornano così a rilassarsi con una delle canzoni di maggior successo dell’epoca, ignari del susseguirsi di eventi che di lì a poco li avrebbe destati dalle loro poltrone e scaraventati nelle strade in cerca di salvezza. Infatti, passano pochi minuti ed ecco una nuova interruzione: “Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatesi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore investigate. Firmato Loyd Gray, capo della Divisione Astronomica”. Vediamo in questo caso come la citazione di fonti apparentemente autorevoli, come il ‘Museo di Storia Naturale’ o il ‘Professor Gray, capo della Divisione Astronomica’, sia un espediente imprescindibile per chi vuole mettere a segno una beffa mediatica e intende donare ad essa ulteriore credibilità.

Gli eventi che seguono il secondo annuncio diventano sempre più drammatici e la costante alternanza di questi allarmi con la normale programmazione musicale non fa altro che creare ulteriore confusione nell’ormai già allarmato pubblico.

Man mano che passa il tempo, si diffondono, tramite le voci di abilissimi attori, notizie che riferiscono dell’avvenuto atterraggio extraterrestre, delle orribili fattezze degli alieni, delle loro sofisticatissime armi e dei gas tossici. L’escalation porta addirittura a descrivere ‘in diretta’ la morte di un cronista che stava riferendo dell’avvenuta distruzione della città di New York. E quest’ultima è la scintilla che scatena l’esplosione di panico tra la gente.

Per capire meglio il linguaggio di cui si è fatto uso in questa trasmissione, che ricalcava in modo astuto quello delle reali cronache giornalistiche, e per capire meglio la drammaticità del falso evento, di seguito riporto la descrizione di un ‘falso’ cronista che si ritrova faccia a faccia con una presenza aliena: “Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbiamo mai assistito…Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità..qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi..sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere..mio Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. E poi un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, adesso posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio bagnato. Ma il viso! È indescrivibile. Devo darmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. […]Un oggetto ricurvo sta uscendo dalla fossa. Sembra un piccolo raggio di luce riflesso su uno specchio. Che succede? Dallo specchio si sprigiona un raggio di luce…che si dirige verso gli uomini che avanzano. Li ha colpiti! Sant’Iddio, li ha incendiati! Bruciano come torce”.

Seguono diversi silenzi radio (come a far crescere la tensione), ogni tanto ripresi da qualche sporadica e confusa cronaca, fino a quando non si giunge ad un’apparente cessazione delle trasmissioni. E’ a questo punto che si scatena il putiferio. Migliaia di persone in preda al panico si riversano nelle strade e si lasciano andare a comportamenti di grave irrazionalità.
 Si segnalano numerosi ingorghi nelle arterie principali di molte città degli Stati Uniti, mentre le linee di comunicazione si sovraccaricano fino al collasso. Alcuni si abbandonano a episodi di violenza, altri pregano di non essere coinvolti nell’attacco. A San Francisco, una donna si presenta alla polizia con i vestiti lacerati sostenendo di essere stata aggredita dagli alieni, mentre a New York ci vollero settimane per convincere alcuni di quelli che erano scappati a far ritorno nelle proprie abitazioni.

Ai giorni nostri, una simile reazione ci apparirebbe del tutto esagerata. A questo proposito, tuttavia, va ricordato che la radio fonda parte del suo fascino sulla disponibilità e la fantasia dell’ascoltatore che, soprattutto allora, non ne fruiva con la passiva attenzione che noi oggi dedichiamo al video.

La grande abilità di Orson Welles nel riprodurre in maniera impeccabile lo stile cronistico ha contribuito poi sopra ogni cosa a rendere credibile la messinscena. Emerge così l’importanza, quando si parla di falsi voluti e di beffe mediatiche, dell’utilizzo delle stesse modalità espressive del soggetto che si vuole imitare, in questo caso il giornalismo radiofonico. Per spiegarmi meglio, l’esito di questo programma sarebbe stato del tutto diverso se Welles avesse deciso di impostarlo, ad esempio, come un talk show o come una semplice intervista con un esperto di Ufo.

Inoltre, come in ogni beffa che si rispetti, anche in questa erano presenti tracce della sua falsità. A parte gli elementi fantastici e surreali descritti, che con poca razionalità potevano essere riconosciuti come tali, viene infatti ripetuto per ben quattro volte durante la trasmissione che ciò che si stava ascoltando altro non era che un radiodramma, e che gli eventi descritti erano il frutto della fantasia dell’autore del libro, H.G Wells.

Entra qui in gioco un fattore di estrema importanza quando si parla di mass media, ovvero il grado di attenzione che il pubblico riserva ai mezzi di comunicazione di massa, la scarsa criticità nei confronti dei contenuti veicolati da essi. Si spiega la logica secondo la quale un messaggio mediatico viene interiorizzato secondo quelle che sono le predisposizioni del pubblico a ricevere tale messaggio.

Come ricordava lo storico March Bloch all’inizio del secolo: “una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita; questa, solo apparentemente è fortuita, o, più precisamente, tutto ciò che in esse vi è di fortuito è l’incidente iniziale, assolutamente insignificante, che fa scattare il lavoro di immaginazione; ma questa messa in moto ha luogo soltanto perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento […] La falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza collettiva contempla i propri lineamenti”.

 Ciò vuol dire che se il pubblico americano ha preso per vero un episodio così impossibile ed ha in qualche modo involontariamente omesso gli indizi, anche espliciti, che ne svelavano l’assurdità, ciò è perché in qualche modo era ‘preparato’ ad affrontare una situazione del genere. Una situazione che preesisteva già da tempo nel loro immaginario collettivo, il frutto del periodo storico in cui è maturata.

Si era infatti già vissuta la Prima Guerra Mondiale e il clima politico internazionale era surriscaldato dall’imminenza di un altro conflitto, mentre le scoperte scientifiche sempre più avanzate facevano intravedere futuri scenari di conquista spaziale, dai quali la narrativa e il cinema attingevano in maniera sempre più frequente.

La gente era da una parte spaventata, dall’altra preparata a vivere un evento del genere. Poco importa poi se gli extraterrestri avevano i tentacoli e improbabili fattezze o che utilizzassero poteri straordinari; per gli americani quel giorno la realtà rappresentava l’invasione dei marziani, gli abitanti del ‘Pianeta Rosso’.

Ciò che ha reso di portata storica questo avvenimento è il fatto che è riuscito ad evidenziare, chiaramente e per la prima volta,l’enorme potere ei mezzi di comunicazione di massa; un potere in grado di canalizzare e manipolare l’opinione pubblica secondo i desideri di coloro che controllano e posseggono tali mezzi.

La Guerra dei Mondi nella sua versione radiofonica ha aperto una nuova pagina negli studi di sociologi, psicologi di massa ed esperti di comunicazione, tutti accomunati in quel giorno dalla sorpresa di assistere agli effetti che un falso poteva provocare alla grande massa dei fruitori mediali."


Da:

La Guerra dei Mondi di Orson Welles
Cronaca di un radiodramma che gettò nel panico gli Stati Uniti

di  Andrea Laruffa

giovedì 16 giugno 2011

La Parabola del Babbbbà

Maschi distratti, maschi pignoli

Da una recente indagine sociologica condotta da me stessa su di un campione strettamente personale risulta che la specie umana maschile si può verosimilmente suddividere in due grandi sottogruppi: i maschi distratti e i maschi pignoli.
Quali i migliori? Difficile dirlo.
Partiamo dai primi: gli sbadati, gli svaniti, i cloni di Mister Bean.
Non avrebbero tanto bisogno di una fidanzata quanto di un’insegnante di sostegno.
Perdere e dimenticare è l’attività principe delle loro giornate.
Vanno a comperare il giornale e lo lasciano all’edicola, tolgono l’autoradio ma la sistemano sul tettuccio, hanno il telefonino ma si scordano di accenderlo, perdono le chiavi e anche la copia, il portafoglio e anche la patente, cambiano la batteria dell’auto una volta al mese perché dimenticano sistematicamente i fari accesi e tamponano spessissimo perché quando guidano fanno qualsiasi altra cosa fuorché guidare. E poi si fanno male continuamente. Si inciampano, si slogano, si sbucciano, si tagliano... roba da quarta elementare.
I maschi pignoli non sono certo meno faticosi. Tutt’altro.

Cronometrano quanto ci mettono da casello a casello, stabiliscono con precisione millimetrica il consumo della loro auto che di solito è un cartone, impilano gli asciugamani per sfumatura di colore, lucidano gli angoli delle scarpe con lo spazzolino da denti, compilano gli specchietti delle agende dei soldi in entrata e soldi in uscita segnando anche lo stick e il biglietto del tram, tengono a memoria la cadenza del ciclo mestruale della fidanzata e scrivono una S sul calendario per ricordarsi i giorni in cui hanno fatto sesso. Sempre molto pochi.
Il massimo è il marito della mia amica Elvira. Pignolo e maniaco della pulizia. Mentre mangiamo, lui lava già i piatti. Quelli che stiamo usando. Quando alla moglie incinta si ruppero le acque, invece di tranquillizzarla la inseguì con lo spazzolone del Mocio Vileda.
«Però mi piaci, che ci posso fare? Mi piaci» cantava Alex Britti. Giusto. Ma è giusto anche quello che mi ha detto l’altro giorno una mia amica napoletana: «Se metti ‘o rhum in coppa a ‘nu strunz non diventa ‘nu babà!».

Luciana Littizzetto

da:
http://www.broderie.it/

Da questo post di annata ho trafugato l'ipse dixit da piazzare in un altro blog.

giovedì 2 giugno 2011

"Io e Rocco Siffredi"

di Luciana Littizzetto



Cari miei, ci son momenti della vita che lasciano un segno.
Altri ancora una cicatrice. Per me è andata proprio così.
Avete presente quella trasmissione di RaiTre che si chiama Milano-Roma ?
Quella dove due tipi fanno il viaggio insieme parlottando per ore del più e del meno? Bene.
Anch’io l’ho girata. E sapete con chi?
Chi potevano affiancare a una duchessa qual io sono?
Rocco Siffredi, che domande...!
Il più famoso attore porno italiano. Un totem erotico locale.
Certo. Con me. Che non ho nulla che ricordi anche solo vagamente Ramba Malù.
Rocco Siffredi pare sia un fenomeno della natura.
Non si offendano i maschietti, ma si parla di misure ai confini della realtà. Roba che potevamo girare il remake di Rocco e suo fratello o al limite di Uccellacci uccellini.
Ventisette centimetri è tanto.
È come una mensola del tinello, di quelle che ci appoggi sopra le piante grasse.
Un promontorio della paura. Cape Fear.
Con lui al fianco mi sentivo serena come l’ultima moglie di Barbablù.
Dicono che in situazioni imbarazzanti bisogna sforzarsi di essere se stessi. Ma se non so neanche io chi sono...
Gli chiedo: «Ma come fai quando devi rigirare la scena? Lo riponi nell’apposita vaschetta salvafreschezza?» Fa finta di non sentirmi.
Lo incalzo. «Quindi sei un libero professionista... non smetti mai... ti porti anche il lavoro a casa... » Silenzio.
«Usi il Viagra? La pillola che fa diventare dure anche le lumache? Mi han detto che i panettieri non la prendono perché fa diventare duro anche il pane...» Non ride.
Povero Rocky horror... mi gira cento porno all’anno, sarà stanco come una bestia. Magari guido un po’ io.
Un paio di centimetri mi separano dal suo grande cocomero.
O come lo vogliamo chiamare? Cannone di Navarone? Stelo di giada? Nibelungo? Stecco ducale? Sturm und Drang? Sacro Aspromonte?
Gli dico: «Lo conosci quel film porno con Gilbert Bécaud e Gilbert Belcul: Chi ha spompè la Pompadour?». Dorme.
Io faccio quell’effetto lì agli uomini.


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Se “ Lucianina “, per un tragico, fatale incantesimo, fosse trasformata in una Barbie , sgonfierebbe in un nanosecondo i muscolazzi pompati di Ken trafiggendolo con i suoi barbie-spilloni da balia , stile pupazzetto voodoo, gli scrosterebbe quel gel al catrame dai capelli con un paio di colpi di rasoio ben assestati , e , dopo averlo strafogato di pasticcini di plastica cotti nel barbie-fornetto della barbie-cucina,gli farebbe confessare , sul bordo della barbie-piscina , che è perdutamente innamorato di Big Jim dai tempi delle elementari....

Mab